Un lusso che vale 160 milioni

Laura Verlicchi

da Milano

L’11 settembre appartiene definitivamente al passato. Almeno per il mercato del lusso, che nel 2005 ha vissuto la prima, netta ripresa, liberata anche dal pesante impatto dei cambi. Il giro d’affari complessivo, secondo lo studio presentato da Bain & Company per Altagamma, ha raggiunto la quota di 146 miliardi di euro contro i 134 dell’anno precedente (più 9%) e nel 2006 dovrebbe arrivare a 160 miliardi. Un risultato positivo ovunque, ma addirittura eccezionale in Giappone (più 13%) e soprattutto in Asia, dove la crescita, trainata da India e Cina, è stata del 16 per cento. Ma è interessante anche il fenomeno Stati Uniti, primo mercato del lusso (a quota 52 miliardi di euro) grazie al nuovo boom delle società Internet, che ha dato vita a profitti record e patrimoni in proporzione. E non mancano i «vecchi» ricchi: dai signori del petrolio medio orientali ai divi di Hollywood, tutti personaggi capaci di spendere anche trecentomila dollari per un solo acquisto. Dovunque vivano, i super-ricchi hanno una caratteristica in comune: esigono le griffe europee, e soprattutto italiane.
Lo conferma la performance 2006 delle imprese associate ad Altagamma, quelle cioè che operano nella fascia più elevata del mercato ed esprimono la cultura e lo stile italiano nella gestione d’impresa e nel prodotto. «Sono cresciute più della media del mercato - ha spiegato Armando Branchini, segretario generale dell’associazione -: l’incremento è vicino al 12%. Ma per alcuni settori è anche superiore: nella moda si arriva anche al 18%. Nei mercati asiatici si toccano punte del 24% per il design e addirittura superiori al 30% per l’alimentare di fascia alta. Una caratteristica significativa, se si pensa che si tratta di imprese molto diverse e differenziate, sia per dimensioni che per settore: fra loro ci sono imprese piccole, medie e grandi, che si occupano di moda, gioielleria, alimentare, design e arredamento. Ma tutte crescono più della media dei rispettivi settori».
E c’è un’azienda italiana anche nella «top five» delle società quotate appartenenti al mondo della moda e del lusso che presentano la miglior performance in termini di ritorno sugli investimenti. Al terzo posto si colloca infatti Geox, alle spalle di due colossi: la catena di abbigliamento americana Abercrombie & Fitch e Coach, azienda che produce accessori di lusso. A seguire, altri due giganti: H&M e Timberland. Secondo il rapporto elaborato da Altagamma, con Ernst&Young e Sda Bocconi, su 50 società quotate con fatturato superiore ai 50 milioni di euro, la redditività media del capitale investito (Roi) nel campione è pari all’11 per cento, e quella di Geox è «abbondantemente superiore».