Luxottica fa shopping in Canada e diventa numero uno del mercato

Il gruppo italiano compra la catena Shoppers Optical. I 74 negozi prenderanno l’insegna Pearle Vision

Laura Verlicchi

da Milano

Luxottica diventa il numero uno in Canada. Il leader mondiale dell’occhialeria ha acquistato ieri Shoppers Optical, una delle più importanti catene di ottica del Paese nord americano, che porta in dote 74 negozi, di cui 26 nella provincia dell’Ontario, dove vive il 40% circa dei canadesi. Tutti saranno trasformati, ha spiegato Valerio Giacobbi, vice presidente di Luxottica per il retail nordamericano, in punti vendita di Pearle Vision, cioè il marchio storico dell’ottica negli Stati Uniti, controllato da Luxottica.
«Una conversione naturale - ha detto Giacobbi - perché le due catene hanno punti vendita molto simili e si rivolgono allo stesso tipo di clientela. Pearle Vision diventerà così la più importante catena ottica di tutto il Canada con un totale di 114 negozi».
A operazione compiuta, Luxottica gestirà nel Paese un totale di 268 negozi nel settore vista - comprendendo anche quelli appartenenti alle altre catene distributive controllate dal gruppo italiano - e 96 in quello degli occhiali da sole. E con Pearle Vision avrà non solo la catena ottica leader del Canada, ma l’unica a coprire l’intero territorio nazionale. Si tratta di un mercato ad alto potenziale, il cui valore complessivo è stimato in circa 1,4 miliardi di dollari.
Si conferma così la validità della strategia, su cui da tempo ha puntato l’amministratore delegato Andrea Guerra, degli investimenti nella rete di vendita in Nord America, dove il gruppo ottiene risultati particolarmente positivi e dove gestisce, oltre a Pearl Vision, anche la catena leader nel retail LensCrafters (e altre in tutto il mondo). Il 70% del fatturato di Luxottica è realizzato in dollari, e non a caso ieri, in occasione di una conferenza organizzata da Deutsche Bank sulle società del lusso, gli analisti hanno chiesto a Guerra come giudica l’impatto sui conti del gruppo dell’andamento del biglietto verde. «Il dollaro non impatta sulla nostra capacità di andare bene o di andare male - ha risposto l’amministratore delegato -. Implica un puro effetto di traduzione sui conti e non di traslazione. Del resto il 65% del nostro fatturato è in dollari, ma anche il 65% circa dei costi è sempre in dollari. Ora - ha aggiunto - siamo concentrati sulla prossima partenza operativa della rete di 300 negozi in Cina, mentre negli Stati Uniti investiremo 120 milioni di dollari per i negozi».
Il gruppo non è invece alla ricerca di nuove licenze, almeno per ora: «Siamo impegnati con il lancio di Burberry, in autunno - ha detto Guerra - e stiamo lavorando per lanciare la nuova licenza Polo Ralph Lauren a partire dal prossimo gennaio». Quanto alle previsioni per il 2006 «sono le stesse che avevamo presentato a fine 2005»: crescita delle vendite consolidate dell'8-10% a 4,7-4,8 miliardi di euro, mentre l'utile per azione è previsto a 0,89-0,91 euro, rispetto agli 0,76 euro del 2005.