Tra Luxuria e Buttiglione matrimonio impossibile

nostro inviato a Saint Vincent
«Possiamo pensare ad alcune concessioni per le coppie omosessuali: per esempio l’ampliamento dell’asse ereditario, la possibilità di assistere il partner malato. Possiamo ragionarci sopra. Ma la famiglia è un’altra cosa, la famiglia, fatta di uomo, donna e figli è un’altra cosa da quella che i Pacs vorrebbero far credere. E io credo che sia proprio la famiglia tradizionale il soggetto più oppresso, oggi, in una società come la nostra. Il soggetto che merita la maggiore attenzione da parte dello Stato». Così parlò Rocco Buttiglione, «Il nemico giurato dei gay o forse colui che i gay considerano il loro maggior nemico» come è stato presentato, il presidente dell’Udc, ieri quando è salito sul palco del centro congressi di Saint Vincent.
Siamo alle tre giorni organizzata dalla Democrazia cristiana che va sotto il titolo di «Giornate dell’amicizia». E ci si può anche moderatamente rilassare sul divano blu, modello talk show, parlando di temi che possono causare pruderie e sussulti di intolleranza. Anche se, come sottolinea il capogruppo dc del Piemonte, Maurizio Lupi introducendo il dibattito «la Democrazia cristiana è autonoma dall’odio». Morale? La guardia si può anche abbassare ma non troppo, per l’ex ministro filosofo che si accomoda accanto al suo interlocutore scomodo l’onorevole Vladimiro Guadagno, meglio conosciuto come Luxuria.
«Sono qui non per essere convinta ma per convincere - rompe gli indugi il parlamentare di rifondazione comunista -. Chi si nasconde dietro il paravento della Chiesa per negarci ogni diritto è semplicemente in malafede. Non mi risulta che la Santa sede abbia rotto le relazioni con quei Paesi dove questi diritti sono stati riconosciuti. E non è nemmeno scoppiata la terza guerra mondiale quando la Chiesa ha dovuto prendere atto di alcune profondi cambiamenti nell’ambito della famiglia tradizionale, come il divorzio e l’aborto. Io sono ottimista: gli italiani alla fine ci daranno ragione».
Ma non diciamo sciocchezze sembra voler dire Buttiglione guardando di sottecchi l’onorevole Guadagno: «La famiglia - replica - ha una funzione sociale che la convivenza tra due omosessuali non ha. Se vivono problemi particolari, se uno dei due rimane solo, possiamo intervenire nel diritto testamentario consentendo al partner che rimane solo di accedere a una parte dell’eredità nel pieno rispetto dei diritti dei figli, se chi muore, li ha. Ma questi ipotetici correttivi non si possono né si debbono configurare come una parificazione delle copie omosex alla famiglia tradizionale. Non c’è alcun motivo perché lo Stato debba aiutare una famiglia che famiglia non è. Il consiglio dei ministri ha recentemente esaminato una legge della Regione Puglia che ha configurato una sorta di Pacs. Ebbene va dato atto al ministro Linda Lanzillotta di avere espresso forti riserve su questo provvedimento riconoscendo che non si può indebolire la già debole posizione della famiglia tradizionale». Si alzano i toni della voce. Gli interlocutori perdono un po’ dell’aplomb iniziale. Ma non erano le Giornate dell’amicizia?.
Sobbalza l’onorevole Guadagno: «Gay e lesbiche sono il 4 per cento della popolazione nazionale. Reclamano diritti che non possono essere appannaggio solo della famiglia tradizionale. Non vorrei che l’atteggiamento ostile nei confronti delle nostre rivendicazioni fosse motivato solo dal preconcetto che questa è una battaglia del centrosinistra. Sono sicura che ci sono un sacco di coppie omosex che non aspettano altro che il centrodestra si accorga di loro, dei loro diritti. La Spagna certo è più avanti di noi, ma non possiamo recuperare il gap senza isterismi anche se la Chiesa strillerà un po’. Tre gay su cinque sentono oggi l’esigenza un forte e stabile legame familiare. Non deludiamoli. Tanto più che la comunità gay e lesbica non ha colorazioni di destra o di sinistra. E semplicemente trasversale». Parola di chi è bene informata.