Luxuria sull’Isola, Caruso fra i lupi Ecco i desaparecidos della politica

Bertinotti ha una rivista per continuare a fare comizi, Pecoraro Scanio una Fondazione, Mastella cerca di venire rieletto facendo la dieta, Grillini scrive la sua biografia, Cento tifa Roma

Roma - Nel giorno in cui l’Italia torna a lavorare, è divertente ripercorrere il censimento di quelli che al lavoro non ci sono tornati. Ovvero i deputati trombati, non ricandidati, o non rieletti. A meno di un anno dalla fine della legislatura, l’almanacco dei destini possibili di coloro che erano in Parlamento è un repertorio molto interessante: c’è chi come l’ex deputato no global Francesco Caruso si dedica al censimento dei lupi, chi come Clemente Mastella si sottopone a diete ascetiche che possano favorire il reingresso in qualche Parlamento, chi si gode la pensione e chi, come l’ex capogruppo dei Verdi, Bonelli, è finito in Amazzonia, arruolato da un’organizzazione non governativa.

Caruso, che quando era eletto disseminava di piantine di marijuana le piante del Transatlantico di Montecitorio, allestiva picchetti e blocchi ferroviari, ha decisamente cambiato rotta. Adesso si sta occupando di un censimento faunistico nel Parco nazionale del Gran Sasso, mentre un altro leader della sinistra neocomunista, Oliviero Diliberto, ha avuto più fortuna o meno tormenti, perché aveva una cattedra universitaria, mai abbandonata nemmeno durante il mandato parlamentare (ha insegnato per due legislature a titolo gratuito), e la cosa ovviamente gli è tornata utile perché al contrario di molti altri non ha quell’effetto di straniamento marziano del reduce che torna dalla guerra. C’è chi ha capitalizzato l’immagine parlamentare per fare salti avanti nella sua carriera precedente, ed è il caso di Vladimir Luxuria, che ha annunciato in una lettera aperta a Liberazione: «Compagni, ho deciso, parteciperò all’Isola dei famosi». Un annuncio seguito da una divertente appendice, se è vero che per due giorni, sul quotidiano di Rifondazione, si potevano leggere lettere sconcertate, ad esempio quelle di chi accusava l’ex deputata transgender di partecipare a un reality che violava i diritti degli indigeni. Nessuna contestazione, invece, per Mario Adinolfi, primo dei non eletti del Pd, anche lui approdato ai reality. Il prossimo anno, come ha scritto questo giornale, farà parte del cast della Talpa, due mesi in Sud Africa a cimentarsi con le prove più estreme, dal digiuno alla delibazione di vermi vivi. Questo passaggio diretto dalle candidature ai reality, è forse l’ennesima prova che la politica si è mangiata lo spettacolo, ma anche viceversa. E invece Mastella sembra che stia inseguendo una vera e propria eucarestia: rinuncia alla festa di Telese, si mette a stecchetto, e poi ogni tanto dichiara: «Adesso sono pronto a rientrare». Ha perso otto chili, e medita di correre alle prossime Europee. Con chi? L’unica possibiltà è l’Udc di Casini. Curioso, e in qualche modo emblematico, anche il destino di Franco Turigliatto, che affondò il governo Prodi sulla vicenda della base di Vicenza, e che adesso è tornato al suo incarico funzionariale alla Regione Piemonte (svolge lavori di documentazione per i consiglieri). Strano destino, per chi aveva messo a ferro e fuoco il Parlamento, diventare la rotella di un ingranaggio in un consiglio regionale.

Poi ci sono quelli che ancora non si sa, censiti con cura dall’AdnKronos. Enrico Boselli, ex segretario dello Sdi, e rintracciato dai cronisti sardi dell’agenzia, spiega che ancora non ha deciso che fare. Gennaro Migliore, ex capogruppo di Rifondazione, precisa che per lui non cambia nulla con o senza stipendio parlamentare, si ritiene un militante «dell’opposizione sociale al governo Berlusconi». E Alfonso Pecoraro Scanio? Guai giudiziari a parte (lo attende un processo abbastanza impegnativo) l’ex leader dei Verdi fa parte di quei politici di prima classe, che quando restano disoccupati si fanno una fondazione. La sua «università verde» deve ancora vedere la luce: «Ci stiamo lavorando a fondo, vedremo più in là». L’ex sottosegretario Pierpaolo Cento dichiara che sta mettendo a punto «un nuovo metodo di contabilità ambientale da applicare alle attività del settore pubblico e privato». E addirittura ci scherza su: «Adesso che ho più tempo, almeno avrò la possibilità di seguire di più la maggica» che poi sarebbe la Roma, si immagina addirittura come radiocronista. Uno che sicuramente non resta con le mani in mano è Franco Grillini, l’ex presidente dell’Arci Gay, ex deputato dei Ds, ex candidato dello Sdi, adesso ha scritto un’autobiografia politica - Ecce omo, Mondadori - e ha messo a punto un calendario che nemmeno una rockstar, quaranta presentazioni in giro per l’Italia. Ovviamente anche lui come tutti gli altri sogna comunque una revanche, una rivincita, anche lui alle Europee, e anche lui non sa ancora in che partito. Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera, ha messo su una rivistina, Alternative per il socialismo, che forse non troverà molti lettori, ma è un buon alibi per continuare a comiziare in giro per l’Italia. La vera perla è quella del deputato udicino Cosimo Mele, sorpreso in un party a luci rosse in un albergo della capitale, accusato da una prostituta di averla abbandonata mentre era strafatta, che adesso fa grandi professioni sulla sua nuova vita: «Voglio dedicarmi soltanto alla mia famiglia e alla mia ditta di calcestruzzi».

Osserviamo tutti questi destini con l’animo combattuto. Da un lato un sentimento sadico, quasi una forma di dispetto verso quelli che possono essere raccontati dal motto «lei non sa chi ero io», dall’altro lo stupore, scoprendo che in tutti gli altri Paesi gli ex parlamentari diventano personale qualificato conteso dalle fondazioni e dalle grandi industrie. Gerhard Schröder è stato assoldato persino da Putin, Bill Clinton viene pagato 100mila euro a discorso, ma a parte i capi di Stato gli ex parlamentari sono membri della classe dirigente fortemente qualificati che poi fanno solo fatica a scegliere fra cento offerte quella che preferiscono. Qui in Italia l’ex parlamentare si aggira come un profugo in cerca di un lavoro, rimpiange i bei tempi, non riesce a rassegnarsi all’idea di aver avuto in mano il biglietto del Totocalcio e di averlo perso. Li vedi ogni tanto tornare in Parlamento, usano l’ufficio postale e l’agenzia di viaggi, e quando finiscono di ispirarci rabbia ci suscitano una punta di compassione per quel loro malinconico ma irreversibile destino di ex.