Luzzatto Fegiz: «Scoop musicali grazie alla cocaina»

Milano «All’epoca la cocaina era un flagello, nel senso che la usavano tutti. Ma era anche un passepartout incredibile che ti permetteva di avvicinare gli artisti: ammetto che molti miei scoop sono stati facilitati dal fatto che facevo uso di cocaina, cosa che per altro non faccio più da anni». Mario Luzzatto Fegiz è senza dubbio la bandiera dei critici musicali italiani da oltre trent’anni. Firma storica del Corriere della Sera fin dai tempi della direzione Spadolini, conduttore radiofonico, rubrichista su vari settimanali, volto tv. In una lunga confessione a Rolling Stone, firmata dalla brava Simona Siri, ha fatto il punto della sua lunghissima carriera, rendendo l’idea di un mondo, quello legato alla musica pop in Italia e all’estero, che nei decenni si è evoluto. «Un giorno nel mio ufficio arrivarono due persone. Mi fecero sentire una canzone che faceva: “Che ne sai tu di un campo di grano... ”. A me sembrò subito un capolavoro. Chiesi perché la facevano sentire a me che ero l’ultima ruota del carro e Mogol rispose: “Perché Arbore sostiene che questa canzone non ha un futuro”. Io la lanciai, finì prima in classifica. Era il gennaio 1971». Insomma, in questo lungo giro d’orizzonte, Fegiz esplora la nostra musica partendo sostanzialmente dall’epoca dei cantautori, grazie ai quali «l’Italia aveva un peso ben diverso da quello che ha adesso. Basti pensare che fino alla fine degli anni Ottanta gli italiani in classifica vendevano di più degli stranieri. Il grande sorpasso c’è stato con il pop giovanilista, genere nel quale noi siamo molto deboli. In più i cantautori, con l’andare del tempo, hanno perso la loro forza. Adesso poi i generi musicali sono polverizzati e sia Corriere che Repubblica sono smarriti di fronte alla scena attuale». Alla fine ecco il bilancio di 40 anni di lavoro: ha intervistato tutti, da Bob Dylan a Mina, con un solo rimpianto: John Lennon. «L’unico con cui non ho mai parlato forse è proprio lui».