Luzzi, tradito a 28 anni dalla leucemia

Era un gran ragazzo Federico Luzzi, e per chi l’ha conosciuto bene è una sofferenza scrivere quell’“era”. Era un uomo senza compromessi, schietto, istintivo, capace di incantare e deludere, capace di litigare e affascinare, capace di cadere, di sbagliare e rialzarsi. Ma non contro questa malattia che l’ha sorpreso alle spalle e in meno di una settimana se l’è portato via. A 28 anni.
Azzurro del tennis, Federico Luzzi si è spento ieri pomeriggio colpito da una leucemia fulminante diagnosticata pochi giorni fa. A causa di un attacco febbrile, Federico, lo scorso week end, si era infatti ritirato dalla sfida di Serie A in cui era impegnato. Tornato nella sua Arezzo per farsi visitare, gli era stata diagnosticata una broncopolmonite. Ma c’era qualcosa in più, qualcosa che non si capiva e il terribile verdetto è arrivato mercoledì sera, dopo un’ulteriore serie di esami: leucemia.
Subito ricoverato d'urgenza, la situazione è ben presto precipitata, a tal punto che venerdì sera Federico è entrato in coma e il suo cuore ha smesso di battere alle 15 di ieri.
Federico, classe 1980, era considerato, insieme a Daniele Bracciali e Filippo Volandri, una delle nostre maggiori promesse. Il 2001 è stato il suo anno d'oro, quando riuscì ad entrare nei primi 100 delle classifiche Atp. In quell'anno, oltre a vincere il Challenger di Mumbai e Brindisi, raggiunse il terzo turno al Foro Italico battendo Clement.
La carriera di Luzzi è costellata di alti e bassi. Era dotato di un tennis molto divertente ma poco potente, e forse anche per questo era spesso vittima di infortuni. A fine 2001, appena entrato nei primi 100 del mondo, la spalla lo costrinse ad un lungo stop. L'articolazione non guarì mai completamente limitando il rendimento del toscano per tutto il resto della carriera soprattutto al servizio.
Luzzi era un personaggio fuori e dentro al campo dove spesso però finiva a litigare con gli avversari. Nel 2004, nel Challenger di Genova, venne squalificato per cattiva condotta contro l'austriaco Koellerer, che lo aveva insultato più volte durante il match. Appena uscito dal campo, all’ennesimo insulto reagì con un bel pugno. Risultato: sospeso per un mese. Se non altro ebbe la soddisfazione di vedere l’avversario fermo per sei mesi. Celebre la sua protesta contro l’Atp, quando decise di scendere in campo con la maglietta di playboy, occhi duri dei giudici e subito dritto e filato nello spogliatoio a cambiarsi.
Il grande Nicola Pietrangeli lo ricorda con poche, sentite parole, che ne tracciano anche il personaggio: «Federico qualche anno fa era la grande speranza del tennis italiano, l’ho perso di vista perchè lui stesso si era un po’ perso». È vero, come è vero quel che aggiunge: «Questa non è una disgrazia, ma una mascalzonata perchè un ragazzo di 28 anni non può morire in tre giorni...». Eppure, spiegano gli esperti, «le cause della leucemia non sono conosciute e non danno sintomi progressivi».
Non era un campione Federico, ma piaceva per il suo modo di vivere e la sua schiettezza. Diceva sempre quel che pensava e non a caso litigava spesso ed era anche un pasticcione. Ecco perché nel febbraio di quest’anno si è preso dall'Atp una squalifica di 200 giorni e la multa di 50.000 dollari. Motivo? Aveva scommesso su delle partite di tennis. Federico ha fatto anche ricorso ma, incredibilmente, il suo appello è stato respinto dal Tas. Avrebbe potuto mollare il tennis e invece, nonostante la lunghissima squalifica, ha continuato ad allenarsi. Ed eccolo, a settembre, di nuovo in campo, partita dopo partita, sfida dopo sfida, torneo dopo torneo. Fino a quell’ultimo partita, domenica scorsa, quando ha guardato il rivale, quando ha fatto segno ad arbitro e coach che no, non era il caso di continuare, che si sentiva stanco, che era meglio fermarsi.