Müller: "La Ardant benvenuta ma ha detto una sciocchezza"

Il direttore della Mostra: "Potrei restare qui. La Festa di Roma? Ha già due patron. Finora lì hanno annunciato film che passanno prima in altri festival"

Venezia - Consueto abito nero su t-shirt in tinta, una frugale ciambella sul tavolo ingombro di giornali, Marco Müller sta assaporando la vittoria ancor prima che la festa cominci. Tutti, ma proprio tutti, anche gli incontentabili alla Fofi, hanno lodato l’impianto, i nomi in ballo, le novità della 64ª Mostra. Il mandato scade tra tre mesi. Fu nominato quattro anni fa su suggerimento dell’allora ministro Urbani. Il successore Rutelli ha un’ottima opinione di lui. Quindi, salvo sorprese (Irene Bignardi?), riconferma in vista per altri quattro anni, a furor di popolo.
Ci ha preso gusto?
«Guardi, ho un’unica certezza: presto dovrò tornare ad occuparmi dei quattro film che, da produttore, ho lasciato in sospeso. Quei film devono assolutamente ripartire».
Sta dicendo che l’una cosa esclude l’altra?
«Lo dice lei. Vedremo».
La chiacchiera festivaliera la vuole marciante su Roma.
«Lo so. Se è per questo hanno anche messo in giro la voce, suppongo i miei nemici, che Cannes mi corteggia. Sciocchezze. I francesi poi, sciovinisti come sono. La Festa di Roma ha uno straordinario direttore, Veltroni, anzi uno straordinario duo di direttori: Veltroni & Bettini. Che ci vado a fare? Il terzo? No. Vero invece che ho nostalgia per Massenzio e anche per quella versione crucco-mediterranea che fu la Piazza Grande a Locarno».
A proposito di concorrenza. Stavolta non ha reagito ai roboanti annunci della Festa di Roma.
«L’anno scorso fu più fastidioso, con quello stillicidio di notizie. La competizione fa bene. E di sicuro avranno molte frecce nel loro arco. Per ora si sono limitati ad annunciare film che passano prima in altri festival. Argento e Soldini vanno a Toronto, Lumet a Deauville».
Però sfoderano in anteprima mondiale Youth without Youth di Coppola. Un bel colpo, no?
«Certo. Ci siamo sentiti varie volte con Coppola, per telefono e mail. Certe sue dichiarazioni mi sorprendono, però alla fine ha deciso così. Amen. Del resto, è un film in buona misura con passaporto italiano, realizzato grazie all’impegno del produttore e distributore Valerio De Paolis. Lui porta già tanti film a Venezia, mi pare lecito tenersi qualcosa per Roma e Torino».
Quanto durerà il consenso mediatico di cui gode?
«Bah, ho l’impressione che le critiche fioccheranno presto. E rumorose. Sul versante estetico, etico e politico. Sì, etico. Proprio voi del Giornale avete sollevato la faccenda di Elio Germano, per via dell’ormai famosa erezione che compare in Nessuna qualità agli eroi. Protesteranno, diranno che è una vergogna accogliere opere che celebrano l’estetica dell’osceno. Eppure io ritengo che andare ad esplorare fino in fondo l’erotismo deve far parte di un itinerario morale. Sennò è solo esibizione».
Come definirebbe questa Mostra: snella o monstre?
«Monstre proprio no. Snella sì. E meditata, fino all’ultimo titolo. In fondo ci sono solo 64 film, cioè 5 film al giorno. A Toronto ne ospitano 360. Semmai il rischio era un altro: di trasformarla in una sorta di Spoon River cinematografico. Ci hanno lasciato Comencini, Grifi, Antonioni, Bergman. Non potevamo non ricordarli. Ma non ci sarà il rituale omaggio a tutti».
Le parole di Fanny Ardant su Curcio e i brigatisti sono una bestialità. Può dirci il suo parere?
«Le sciocchezze le diciamo tutti, non solo i francesi. La Ardant resta una delle più grandi attrici del cinema europeo. Per due volte abbiamo tentato di averla come madrina. Certo è la benvenuta alla Mostra. Non condivido affatto la sua lettura di alcuni dei momenti più terribili del nostro passato recente. Noi l’abbiamo avuto in casa, il terrorismo, abbiamo contato i morti. Loro, i francesi, no».
Tre film italiani in concorso, non dei soliti noti: scelta coraggiosa.
«Coraggiosa? Direi obbligata. Era il meglio che c’era in giro. Per rigore stilistico e bellezza visiva. Sono tre film che si fanno spirito del tempo parlando di cose di casa nostra».
La vera novità di quest’anno è che Cacciari e Galan parteciperanno alla serata di apertura.
«Insieme a Rutelli, se è per questo. Significa - penso - che al progetto del nuovo Palazzo credono davvero».
Lei è amico di Veltroni. Alle primarie voterà per lui o per Rosy Bindi?
«Vorrei prima capire se al progetto di Partito unico democratico corrisponderà anche un progetto di festival unico cinematografico».