«Macalli voleva solo salire alla ribalta»

Sulla pelle del Genoa e sulle piume del Grifone abbiamo finalmente conosciuto chi sia questo Presidente Macalli. Fino a ieri era rimasto dietro le ombrose quinte delle realtà sportive nelle principali città italiane, poi, all’improvviso, si è trovato abbagliato dalle frastornanti luci della ribalta a partecipare ad uno spettacolo, o per meglio dire ad un cabaret deludente, dove nessuno ha ritenuto di applaudire la sua arroganza. Anzi, il pubblico (e forse non solo) gli ha risposto indignato con fischi sonori, che spero siano serviti a sturargli le orecchie e a capire che per essere un primo attore, bisogna possedere anche quelle doti di modestia e di rispetto che adesso, anche lui, ha dovuto imparare. Tenga pure per sé i motivi per cui ha cambiato idea, l’importante è che l’abbia fatto. Forse, anziché prodigarsi a rivendicare il suo titolo di Presidente di Lega dando fiato alle trombe il ragionier Macalli avrebbe fatto meglio a ricordarsi di essere prima di tutto un cittadino e, come tale, mostrare da subito un maggior rispetto nei confronti di tutti e, in particolare, verso le Istituzioni genovesi. Ma quel suo incontenibile livore, ha contribuito a fornire un’immagine sempre più chiara e nitida su tutta la vicenda-Genoa, pre, durante e post appelli e su ciò che, con questo clima, ci potrà riservare il futuro, dopo quest’estate in cui la Federcalcio ha disputato il proprio personalissimo «torneo delle brutte figure» con qualcuno che, senza meriti sportivi, è riuscito a vincerlo in rappresentanza di tutti.
Vice Capogruppo di Forza Italia
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