Macario

Il santo di oggi è detto il Grande o l’Anziano o l’Egiziano per distinguerlo da S. Macario di Alessandria. Faceva il pastore nell’Alto Egitto del IV secolo prima di diventare uno di quei «Padri del deserto» i cui «detti» ancora stupiscono per saggezza e sagacia. Ancor giovane si fece eremita nel famoso deserto di Scete, a sud-ovest del Delta del Nilo, e viveva fabbricando ceste. Ma una ragazza del luogo, scopertasi incinta, diede la colpa a lui. I parenti di lei lo caricarono di mazzate e lo costrinsero a mantenerla. Arrivò il momento del parto ma, dopo giorni di dolori, non nasceva niente. Così, quella confessò la verità e indicò il vero colpevole. Tutta la città , parenti di lei in testa, venne da Macario a implorare il perdono. Anzi, poiché era stato scagionato da circostanze che a tutti erano apparse un vero miracolo, l’eremita divenne oggetto di ammirazione e venerazione. Ora, Macario aveva scelto la solitudine proprio per rinunciare al mondo e alla superbia. Così, scappò e andò a cercarsi un luogo finalmente solitario. Era circa l’anno 330 e per i sessant’anni successivi Macario fu l’anacoreta più rinomato del deserto di Scete. Ogni tanto andava a trovare il patriarca dei monaci del deserto egiziano, S. Antonio abate, che stava a quindici giorni di cammino. Anche di Macario la tradizione ricorda le lotte con il demonio e le ripetute vittorie contro lo spirito malvagio ottenute aggrappandosi all’umiltà. Al santo sono attribuite una cinquantina di omelie e diverse lettere, oltre ai famosi «detti» tramite i quali organizzò la vita anacoretica nel deserto. Morì verso il 390.