Il Maccabi sbriciola la grande illusione di Siena

da Madrid

Perdere fa male sempre, ma questa sconfitta del Montepaschi, una semifinale dominata per due tempi e mezzo, con un vantaggio anche di 18 punti, è qualcosa che va oltre la crudeltà dell'agonismo, perché se ti fai stregare dalla volpe, come è capitato a Siena negli ultimi 10 minuti, poi resti con i piedi nella stessa trappola e ti senti davvero male.
Il Maccabi delle grandi volpi, cominciando dall'allenatore Sherf, che ha scelto la strada cattiva dopo aver sperimentato senza successo quella buona, per finire al veterano Sharp, 37 anni, settima finale raggiunta ieri sera, ha cambiato la vita dei cacciatori in verde. Visto che siamo in tempo di feria madrilena alla plaza Monumental de la Ventas, diciamo che il toro che sembrava sfinito ha scoperto che nel vestito di luce preparato con cura da Simone Pianigiani mancava il colore della vittoria e gli è andato dietro nella piana di San Isidro dove un tempo il Goya sapeva dipingere bene chi non sapeva più orientarsi nella mosca cieca che il Maccabi ha cercato quando si sentiva perduto. Tre tempi per non essere stupiti: chi aveva giocato bene tutto l'anno sembrava non avere problemi con chi aveva peccato tanto. Vantaggi consistenti, luce sul gioco, anche se l'abuso nel tiro da tre diceva che Siena si stava rovinando con le proprie mani, mentre i gialli d'Israele scoprivano che in panchina avevano gente col fuoco dentro, prima il giovane Elihau, poi il brasiliano Garcia, un combattente di razza con passato Nba, capace d'infilzare la nemica con 19 punti tutti importanti, e per finire ecco Sharp che col tiro da tre teneva in piedi la baracca, poi il Bluthenthal che in Italia aveva peccato tanto, come del resto all'inizio della semifinale, ma poi era lui con due tiri da tre ad aprire la grande ferita. La ribellione della volpe che ieri sera ha esaltato di nuovo il suo popolo, in lacrime come il presidente Mizraki che ha pregato tutto il tempo e alla fine ha avuto quello che la sorte non ha regalato a Minucci, arrivando alla nona finale in una storia grande, quella con 4 vittorie europee, più una ibrida nella diaspora della Fiba.
Dove è iniziata la derapata di Siena verso il burrone delle volpi si può leggere nel disastro di una panchina da dove non è uscito niente di buono neppure dal Lavrinovic, 0 su 4 da tre, per non parlare di Carraretto, Ilievski o Diener a cui però non si possono imputare colpe più grandi di quelle che riguardano un po' tutti, allenatori compresi, in una serata con 11 su 45 da tre, una esagerazione, un 24 per cento che spiega quasi tutto. Per quello che ci riguarda la crisi vera dentro quel vestito di luce è iniziata quando Sato ha cominciato a sentire la fatica, lui che toccava ogni pallone importante e il cuore toro di Stonerook ha cominciato a battere in maniera anomala sul 4° fallo a 4'18" dalla fine del terzo tempo anche se c’erano ancora 13 punti di margine da difendere. Quello è stato il momento della paura mentre il Maccabi chiudeva a meno tre la terza parte della sfida e Siena non aveva più sangue. Si è capito nel quarto finale che sarebbe stata la volpe gialla a vincere la corsa, con Sharp, canestro e tiro libero, e poi con la schiacciata al volo di Morris.
La migliore delle squadre italiane paga ancora una volta la crudeltà del faccia a faccia che sembra proprio non digerire per chi ricorda le stesse notti senza una spiegazione nella coppa dello scorso anno contro Kazan, nelle due di coppa Italia.
Ma la finale di domani tra Maccabi Tel Aviv e Cska Mosca, che ha sconfitto il Tau Vitoria 83-79 (ore 21, diretta Sky 202), parlerà comunque un pizzico italiano, grazie a Ettore Messina, coach del quintetto russo. Per il tecnico catanese parlano i numeri, più di ogni altra considerazione: ottava finale europea, per lui che la coppa l’ha alzata ben 3 volte, e ventottesima finale in carriera, in quella che per Tel Aviv sarà un’attesa rivincita della finale di due anni fa.