«Macché coca party quella sera Concetta era sola»

Gianandrea Zagato

«La verità su ’sta storia la dirò al magistrato, tutta e dalla a alla zeta. Non la dico certo a voi giornalisti che mi volete incastrare perché sono di sinistra». Pausa. «Rimestate il torrone perché sono finito dentro: diciotto giorni a San Vittore per droga». Spiegazioni che Piero Rattazzo fa a voce alta: opinioni del barista della sinistra chic, nuovamente alla ribalta della cronaca per quella donna, Concetta Guida, morta, secondo gli investigatori, dopo un festino a base di cocaina, alcol e sesso in un appartamento al terzo piano di corso di Porta Ticinese 83 che appartiene a Rattazzo.
Coca party col morto, che tra l’altro era una sua amica...
«Che vuol dire? Quella sera non sono salito al terzo piano, dove non mi risulta ci sia stato un festino. I festini, caro cronista, si fanno con champagne e whisky mica con l’acqua minerale».
Scusi, Rattazzo, la ricostruzione degli inquirenti parla di festino con tanto di cocaina, alcol e...
«...un preservativo. Ue’, quel 14 maggio Concetta era sola».
Come può affermarlo con tanta sicurezza?
«Perché non era la prima volta che utilizzava quell’alloggio per starsene sola: accadeva ogni volta che litigava col suo convivente. Motivo? Lo dica a lui, Roberto Cifarelli, e magari racconti tutta la verità su questa vicenda».
Stop alle illazioni: vuol dire che il convivente di Concetta è coinvolto?
«Voglio dire che lui sa perché Concetta quella sera si trovava in quell’appartamento. Sa, lei e la cognata non andavano d’accordo e quella notte, la sorella di Roberto, era ospite della mamma (che vive al terzo piano dello stabile di Porta Ticinese 83, ndr) e quindi, Concetta, non poté andare lì a dormire dopo che, probabilmente, aveva avuto un diverbio con lui. Sa, ogni tanto correvano i carabinieri a dividerli. Ergo: non gli restava che un letto in quella casa sfitta da un anno di cui, tra l’altro, aveva le chiavi».
Com’è possibile? Le chiavi dovrebbe averle solo lei, Rattazzo, il proprietario.
«Un mazzo l’aveva pure Concetta, che ogni tanto ripuliva quell’alloggio. Ma quella sera, come già altre volte, se le prese al bar insieme a due, tre bottigliette d’acqua».
Quelle ritrovate poi dagli investigatori insieme a preservativi, un vibratore...
«...non so cosa Concetta avesse nella borsa. So che le ho dato due-tre bottigliette d’acqua e che si è presa le chiavi. E, comunque, ripeto: sono convinto che Concetta fosse là da sola e d’altronde la porta d’ingresso era chiusa dall’interno».
Stranezza, Rattazzo: a trovare il corpo seminudo della donna ormai morta è stato Angelo, il tabaccaio di Porta Ticinese, che nonostante non fosse più l’affittuario di quell’alloggio aveva ancora le chiavi.
«Senta, quello che so lo dirò al magistrato. Anch’io ci salivo per andare al gabinetto».
Avrà comunque un ricordo di Concetta?
«Le volevo bene, come tutti qui gliene volevano. So che era in cura al Sert di Conca del Naviglio e che, ogni tanto, chiedeva qualche prestitino e ogni mese mi chiedeva di trasformare dei ticket restaurant in denaro contante “senza dirlo a Roberto” mi diceva. Un donnone di 120 chili, che frequentava qualche amica habituées dello sniffo».
Già, la cocaina. Chi le ha passato la droga?
«Che ne so. Quella sera, per me, era sola. Basterebbe che il fidanzato dicesse la verità e ’sta storia, plouf, si smonta anche se voi ci vorreste sguazzare ancora dentro».
Vorremmo solo una risposta a fatti che non quadrano.
«Tutto quadrerà quando potrò raccontare quello che so al magistrato».
gianandrea.zagato@ilgiornale.it