«Macché doppiolavorista fuorilegge Sono perseguitato dalle dimissioni»

Ho lasciato già Regione e Provincia Ora ci risiamo

Michele Traversa, sindaco di Catanzaro e deputato Pdl: per la Consulta lei è un doppiolavorista fuorilegge.
«Ah ah, kof kof».
Pronto?
«Scusi, sono a casa con la bronchite».
Ha somatizzato la sentenza che vieta il doppio incarico?
«Ma va: ci sono abituato, sono un perseguitato delle dimissioni».
Cioè?
«Anno 1999, sono assessore regionale al Turismo: mi dimetto per fare il presidente della Provincia».
La rieleggono nel 2004.
«E nel 2008 mi dimetto per candidarmi alla Camera, senza nemmeno la certezza di essere in lista, perché la legge impone di dimettersi tre mesi prima».
Eroe.
«Finisco dodicesimo in lista, passiamo in 13: eletto per il rotto della cuffia».
Eletto pare una parola grossa.
«Vabbè vero: nominato».
E 5 mesi fa viene eletto sindaco.
«E veda, dover rinunciare sarebbe un peccato per la città. Perché io non costo nulla al Comune: non percepisco indennità e anche i miei spostamenti sono a carico del Parlamento».
Però quanto a produttività in Aula lei lascia a desiderare: 574° su 630 deputati.
«Ah ah, kof kof. Sì, ma di questi tempi lei sa bene come funziona, tutti seguiamo i capigruppo... Io ho quasi l’80 per cento delle presenze».
Dice Italo Bocchino che il Fli scatenerà l’inferno: ricorsi a tutti i tribunali di città e province con sindaci e presidenti anche parlamentari.
«Non vedo perché. C’è una sentenza e mercoledì la giunta per le elezioni ci dirà come muoverci, immagino ci daranno la possibilità di scegliere».
E lei che farà?
«Ci dovrei pensare un po’».
Pensiamoci assieme.
«Faccio politica da quando avevo 14 anni: ho fatto il sindaco non perché ne avessi bisogno, ma solo per dare un contributo alla mia città, infatti sono stato eletto col 62 per cento».
E la Camera?
«Ho usato il mio ruolo soprattutto per aiutare Catanzaro. Che poi, sa cosa?».
Cosa?
«Vista la situazione finanziaria che ho trovato e visti i tagli ai trasferimenti statali, governare una città, soprattutto al Sud, è così difficile che quasi quasi...»
Resta a Roma?
«No, quasi quasi scelgo la via più difficile e resto a fare il sindaco».