Macché libertà, in Egitto i generali non mollano Caccia ai cristiani, 100mila copti via dal Cairo

Già sepolte le speranze di piazza Tahrir, la giunta resterà in sella per anni cavalcando la voglia di sicurezza. <a href="http://stage.ilgiornale.it/esteri/in_fuga_dallegitto_100mila_copti_non_e... target="_blank"><strong>Non è più un Paese per cristiani</strong></a>. I fautori del caos: i Fratelli musulmani si unirono ai rivoltosi per puro tornaconto.  Il procuratore Gobrail: <a href="/esteri/dopo_terrore_arrivera_pulizia_etnica/11-10-2011/articolo-id=551002-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>&quot;Dopo il terrore arriverà la pulizia etnica&quot;</strong></a>

di Nel luglio 1952, a seguito della rivolta militare che detronizzò re Faruk d’Egitto, un segretario d’ambasciata italiana al Cairo (molto rispettato dagli inglesi per il ruolo militare avuto contro di loro in Eritrea) chiese all’ambasciatore britannico. «Chi pensa ci sia dietro il generale Naguib leader della rivolta?». «Lo ignoriamo. È gente che non si vede ai cocktails», fu la risposta.
Nel leggere le drammatiche e per il momento ancora confuse notizie che giungono dalla capitale egiziana dove oltre 30 persone sono morte e diecine sono state ferite domenica, in scontri triangolari fra cristiani-musulmani e truppa, vien voglia di porre la stessa questione: chi sta veramente dietro a queste violenze che rischiano non solo di soffocare la rivolta che ha detronizzato il faraone Mubarak, ma scuote la compagine socio economica e l’identità stessa dell’Egitto arabo.
Molti indizi fanno pensare che:
1) Interessati a creare il caos siano anzitutto elementi radicali all’interno di Fratelli musulmani. Il movimento in un primo tempo ha esitato a unirsi coi giovani rivoluzionari laici e liberali di piazza Tahrir; poi visto da che parte tirava il vento, si è associato ai rivoltosi, accettando la collaborazione di quei copti che sostenevano l’idea di un fronte unito copto-islamico, nonostante molti temessero che la caduta del regime di Mubarak sarebbe stata una calamità per i cristiani. Infine, gettata la maschera si stanno dichiarando apertamente anti democratici, anti occidentali e naturalmente anti Israele. È quello che sta succedendo in una partita tutt’altro che chiusa.
2) Secondariamente a essere interessato ai disordini appare un certo numero di «cani sciolti» più o meno legati al vecchio partito unico di cui i figli di Mubarak erano importanti fattori. I figli sono ora in prigione ma le strutture frantumate e delegittimate del partito tentano di riorganizzarsi in vista delle elezioni alla Camera bassa del Parlamento previste per la fine di novembre. Con loro collaborano elementi della polizia e i «bastonatori» del vecchio regime che si sentono frustrati minacciati tanto dai rivoluzionari «laici» che da quelli religiosi.
3) Infine la giunta militare. Si è autonominata a autorità suprema per realizzare la «ordinata e pacifica» transizione dei poteri. È una accolita di 20 generali compromessi col vecchio regime, coinvolti in interessi economici e spaventati dalla deriva di insicurezza di economia e di perdita di prestigio in cui sta scivolando il paese. Procede a piccoli passi, esitante, contraddicendosi, mantenendo molte delle misure antidemocratiche del passato regime (legge di emergenza, tribunali militari per civili, maldestra difesa di bersagli impopolari - come i cristiani, l’ambasciata di Israele e trattato di pace con esso) conscia del fatto che se gli egiziani sono favorevoli a qualsiasi governo capace di garantire la sicurezza interna e a frenare la deriva economica, i generali e in particolare il Maresciallo Tantawi non possiedono l’autorità morale e militare per assumere tale responsabilità nazionale. I generali sono l’opposto degli «Ufficiali Liberi» di Nasser che nel 1952 avevano tutto da guadagnare e nulla da perdere.
Una cosa appare abbastanza probabile: rivolta laica o islamica, rivolta con i social network o contro di essi, in Egitto i militari resteranno al potere qualsiasi dei nove potenziali candidati alla presidenza venga eventualmente eletto. Ma quali militari? I venti generali dell’attuale giunta o i tenenti e capitani vicini alla truppa e in gran parte infiltrati dall’islamismo radicale?
Per il momento questi sono uomini senza volto ma con le armi a disposizione e decisi a usarle. Non sono ancora apparsi ai cocktail e alla tv. Non stupiamoci se presto lo faranno.