Macché liste d’attesa l’alloggio dell’Aler si scambia su Internet

C’è l’inghippo. Bisogna accollarsi l’acquisto dei mobili, tremila euro, ma l’inquilino assicura che «sono nuovissimi, comprati a giugno». Per il resto, è un affare. Centottanta euro al mese per un alloggio a Milano, anche se il quartiere non è chic, «ma non capita tutti i giorni, mi avranno già chiamato in cinquanta». Del resto, ci si sarebbe aspettati che il «benefattore» o piuttosto il furbetto si limitasse a far girare la voce tra parenti o amici, non certo che la pubblicasse addirittura sul sito internet di Secondamano (www.secondamano.it), edizione on line del giornale di annunci economici.
Cedo o scambio
«Cedo casa Aler con grosso terrazzo di 35 mq per motivi di trasferimento in altra città per lavoro. Chiedo solo l’acquisto dei mobili totalmente arredata euro 3000. Canone mensile: 180 euro. Superficie: 50 metri quadrati. Indirizzo: Corvetto». Segue numero di telefono cellulare, a cui il giovane risponde e spiega che «è un gioiellino, ti conviene vederla al volo perché scappa». Non serve ricordargli che le case dell’Aler non si possono cedere o subaffittare come se niente fosse, che ci sono procedure rigide, le liste di attesa. «Anch’io sono entrato così - tranquillizza - sennò in lista ci resti degli anni. Basta che paghi regolarmente i bollettini tutti i messi, sennò ti buttano fuori». Sembra facile. Altro sito altra offerta: su Kijiji (http://milano.kijiji.it), community online molto usata per comprare o vendere quasi di tutto in città, lo scambio è alla pari: «Scambio appartamento Aler 2 locali + bagno, balcone e posto soffitta tutto ristrutturati con appartamento + grande in zona Primaticcio, Inganni, Bande Nere». I tentativi di aggirare regole e liste d’attesa dunque hanno sfondato anche le barriere virtuali. Come se non bastassero le occupazioni quasi giornaliere, ora l’Aler cerca di tenere sotto controllo anche la rete. E ricorda che chi ha un contratto regolare non può cederlo a piacere, si rischia una denuncia.
Caccia ai truffatori
Ancora più gravi, e purtroppo il fenomeno non è isolato, sono le truffe ai danni di quei cittadini che hanno fatto una regolare richiesta della casa popolare. Da una parte ci sono i millantatori, come P.A., 45 anni, che l’anno scorso ha truffato un’anziana riuscendo a farsi pagare in anticipo 22.600 euro per un alloggio che non esisteva. La donna lo ha scoperto solo quando, non vedendosi contattare dall’Aler, si è presentata di persona a reclamare la casa. L’uomo è stato denunciato.
Racket degli alloggi
Dall’altra, c’è il vero e proprio racket. Un primo segnale positivo è arrivato nei giorni scorsi. Su denuncia dell’Aler un inquilino di 41 anni, F.G., è stato condannato a 3 anni e 4 mesi per aver estorto 1.500 euro a una donna in cambio di un alloggio Aler in via Gola, occupato abusivamente. Il truffatore infatti aveva avviato da tempo una attività piuttosto redditizia, occupando appartamenti e «cedendoli» a persone in cerca di un alloggio.
Quasi 3mila abusivi
La lotta all’abusivismo non conosce tregua. Ad oggi, nei soli stabili gestiti dall’Aler (esclusi quindi quelli del Comune) gli alloggi occupati sono 2.883, solo nel 2007 sono state sgomberate 70 famiglie. Da gennaio a oggi la nuova unità di Tutor, istituita dall’Aler per contrastare le occupazioni e composta da 15 funzionari collegati a una centrale operativa, hanno registrato 691 tentativi di occupazione, 501 dei quali sventati proprio grazie «agli interventi in flagranza, che sono praticamente quotidiani - riferisce il presidente dell’Aler Luciano Niero -. I Tutor agiscono in piena sintonia con polizia e carabinieri e spesso su segnalazione degli inquilini dello stabile. Concluso l’intervento, l’appartamento viene sigillato in attesa della ristrutturazione e assegnazione ai cittadini che ne hanno fatto regolare richiesta» (sono 14mila le famiglie in attesa della casa popolare). Ed è un salasso per l’Aler, se si considera che i costi per ogni azione «dissuasiva» di questo tipo sono di un migliaio di euro. Niero sottolinea però che questo impegno, accanto «alla tutela della legalità» ha l’obiettivo di «impedire che nuove occupazioni blocchino i lavori di ristrutturazione che interessano molti quartieri popolari. Ristrutturare e risanare è necessario per realizzare nuovi alloggi e garantire ai nostri inquilini migliori condizioni di vita».