"Macché mazzette, quella casa l’ho comprata vendendo quadri"

L’appartamento intestato al figlio dell’ex ministro fu acquistato con i 300mila euro ricavati da tre tavole di Schifano e con un mutuo. Due testi confermano. Nell'inchiesta non tornano neppure le ipotesi sulle "vacanze dorate"

Sulmona - Ricapitoliamo: per la procura di Pescara non esiste prova documentale e nemmeno uno straccio di intercettazione che dimostri anche solo un passaggio di denaro dall’imprenditore pentito (Vincenzo Angelini) al politico presumibilmente corrotto (Ottaviano Del Turco). Secondo i pm è comunque ragionevole pensare, però, che il presidente della Regione possa aver fatto gestire i quattrini delle tangenti a terze persone non identificate. Sempre il re delle cliniche private, che ha truffato per anni la sanità abruzzese, che è passato da corruttore a concusso correndo a collaborare per timore del carcere, che ha raccontato come sarebbe avvenuta l’estorsione dei politici, ammette incautamente d’aver fatto una ulteriore truffa nella truffa facendo fallire la sua società Novafin e sperperando 120 milioni di euro in viaggi, cene, case, barche, tele del Tiziano. La pubblica accusa prende per oro colato tutto quel che dice sfruttando il vecchio refrain delle procure militanti antimafia: il pentito è attendibile perché si autoaccusa di gravi reati. La difesa, invece, sospetta che l’imprenditore parli per interesse personale e racconti di tangenti per coprire il rosso in cassa, ammesso dallo stesso Angelini: «È vero, ho fottuto il mio gruppo. Anche in Tibet sanno che mi piace la bella vita».

Case col mutuo e cassette vuote
Capitolo delicatissimo quello delle case che Del Turco avrebbe acquistato in contanti grazie alle mazzette incassate dal governatore a Collelongo. E qui entriamo nella seconda parte del filone «buchi neri». Si è già detto che dei 6 milioni di euro di tangenti incassati e impiegati - si presume - per l’acquisto di tre sontuose case, all’appello ne mancano comunque cinque e rotti visto che nei conteggi della procura si arriva a una spesa totale 1 milione 279mila euro. Nelle cassette di sicurezza, come nei conti correnti, si scopre che non è stato trovato un euro fuori posto. Una delle sfavillanti abitazioni (quella del figlio) in realtà è un banale appartamento di 57,5 metri quadrati, acquistato non ai Parioli ma nel popolare quartiere romano della Garbatella, in parte grazie alla vendita dei quadri di Schifano, di cui Ottaviano Del Turco è notoriamente un collezionista, in altra parte con un mutuo acceso dal primogenito.

Due quadri, una controprova
Secondo la difesa, la prova provata che il Governatore non ha attinto al fondo nero delle mazzette per dare un tetto al figlio Guido, sta nella vendita di alcuni dipinti. Certificata con apposita documentazione sottoscritta dalle parti (acquirente e venditore) e custodita in una cartellina gialla sequestrata dalla guardia di finanza nell’ufficio di Del Turco. Si tratta di tre preziose tavole (il «tratto appenninico», il «campo di calcio» e «la Esso») a cui Del Turco teneva tantissimo per averle ricevute in dono dall’artista quando diventò segretario aggiunto della Cgil. Oltre 300mila euro di ricavato, girati interamente al figlio. C’è un testimone oculare che si dice pronto a testimoniare. È Vincenzo Rivera, capo di gabinetto del presidente della Regione: «Ho curato personalmente la vendita di quei quadri insieme a Del Turco - dice - è stata una sofferenza enorme per Ottaviano poiché ci teneva da pazzi. Però, come mi disse, i figli vengono prima di tutto. E così ha deciso di darli via. Abbiamo fatto le trattative con (…) dopodiché l’affare è andato in porto anche contattando una società specializzata straniera, ricordo che al computer facemmo i conti in sterline. Esiste una corposa documentazione che il presidente custodiva a casa e in fotocopia nel suo ufficio. Lì c'è la verità». Silvia Pegoraro, curatrice di una mostra di Schifano a Castelbasso (Teramo) conferma: «A un certo punto Del Turco decise di vendere alcune tele che avevamo esposto. Confidò di avere problemi economici, doveva aiutare il figlio che si era appena separato dalla moglie, per comprargli una casa a Roma. Poi sul finire del 2006 (l’acquisto dell’abitazione è di gennaio 2007, ndr) risentii Del Turco perché voleva sapere se io avevo foto dei quadri che aveva venduto in quanto gliele aveva chieste la vedova Schifano per una mostra allo Gnam di Roma».

La casa misteriosa? È in affitto
Pagina 317 dell’ordinanza, capitolo dedicato alle sospette operazioni immobiliari di Ottaviano Del Turco: c’è poi «la misteriosa prestigiosa abitazione acquistata in Roma, cui faceva riferimento Angelini, ma indirettamente anche il contenuto di qualche conversazione telefonica, come quella fra il presidente e la signora Margherita Vallefuoco». Bene. Nella conversazione intercettata, in realtà, si è appurato che gli interlocutori parlano di cose ben diverse: Del Turco cerca casa perché è stato appena sfrattato dalla sua, e la Vallefuoco gli racconta che con i soldi di una casa di sua proprietà che ha affittato in via Cortina d’Ampezzo (zona elegante a nord di Roma) ha preso - sempre in affitto - un appartamento nel centro storico. Per intendersi, quello «misterioso», «introvabile», «prestigiosissimo», «acquistato con i soldi delle tangenti».

Poche vacanze e tour a Cortina
Se non li spendi per le case, se non li investi, se non li tieni in cassaforte, qualche spicciolo della maxi-tangente lo vuoi almeno spendere per una vacanza? Macché. A parte un viaggio a Parigi con i nipotini, e qualche gita oltreconfine per ragioni istituzionali, gli inquirenti hanno appurato che Del Turco non si muoveva mai da Collelongo. Il contrario esatto di quel che faceva l’imprenditore viveur Angelini e il suo spendaccione braccio destro, Gianluca Zelli, che sotto intercettazione a febbraio viene redarguito così dalla moglie: «Non capisco perché prenotare al Cristallo a Cortina - sbotta la donna - non è il caso di buttarne tanti. Ci partono 20-30mila euro, dobbiamo sempre spendere quanto spende Angelini?».