Macché, parlano i numeri: 700mila fan bipartisan

di Livio Caputo

Se dicessi a uno dei contadini toscani, iscritti fin dalla giovinezza prima al Pci e adesso al Pd o addirittura a uno dei partitini dell'estrema sinistra, cui di tanto in tanto mi unisco per una battuta al cinghiale, che la caccia è di destra rischierei probabilmente di prendermi una fucilata. Con circa 700mila praticanti, di cui una buona percentuale nelle regioni rosse del Centro Italia, la caccia è, al contrario, l'attività più trasversale che ci sia. Non a caso, delle sei o sette associazioni venatorie esistenti, ce n'è una dichiaratamente di sinistra, un paio più o meno dichiaratamente di destra e la maggiore, la Federazione Italiana della Caccia con quasi 400mila iscritti, talmente «mista» da alternare regolarmente presidenti moderati (i compianti Rosini e Conti Persini e, di recente, Franco Timo) a presidenti che non esitano a dichiararsi comunisti (Fausto Prosperini e, da quest'anno, Gian Luca Dall'Oglio). È vero che, in Parlamento, l'Associazione degli amici della caccia, della pesca e del tiro a volo conta più iscritti della maggioranza che dell'opposizione, ma solo perché il suo fondatore e presidente, l'onorevole Luciano Rossi, è un deputato del Pdl.
Di destra, se vogliamo, è anche il senatore Orsi, promotore di una revisione dell'attuale legge sulla caccia fortemente osteggiata dagli ambientalisti e dalle varie Lega Ambiente ed Enpa. Ma il suo ddl, per quanto «targato», ha il sostegno anche di numerosi senatori del centrosinistra ed è, in compenso, osteggiato da un forte gruppo di suoi colleghi di centrodestra, guidati da Gabriella Carlucci e dalla ministra Brambilla, che nella loro avversione alle doppiette non hanno nulla da invidiare ai Verdi e con le loro esternazioni hanno creato la falsa impressione che il governo sia anticaccia.
C'è chi sostiene che comunque, tra i cacciatori esiste una divisione che potremmo chiamare di classe: da una parte, ci sono quelli che praticano la caccia libera negli Atc, gli ambiti curati dalle amministrazioni provinciali dove la selvaggina, purtroppo, si esaurisce nelle prime settimane dopo l'apertura, dall'altra quelli che si possono permettere di cacciare nelle Aziende faunistiche, che vengono puntualmente ripopolate ma dove si paga per ogni capo abbattuto. Neppure questo, tuttavia, è vero, perché la passione spinge anche chi in teoria non potrebbe permetterselo a frequentare le riserve: una passione talmente forte e talmente poco «politica», che ha resistito anche alla campagna di decimazione dei cacciatori condotta da diversi governi attraverso il continuo aumento delle tasse e spesso insensate regole burocratiche. Oggi, comunque, la caccia più popolare, soprattutto tra i giovani, è quella al cinghiale, che accomuna persone di tutti i ceti.
Ci sono, naturalmente, anche forme di caccia, soprattutto all'estero, che richiedono un notevole dispendio di danaro e che perciò sono praticate in maggioranza da «capitalisti»: penso alle battute alla grouse in Scozia o alla caccia di specie rare in Africa e Asia. Ma dedurre da questo che la caccia è di destra sarebbe come sostenere che di destra è l'automobilismo, solo perché alcune migliaia di persone vanno in giro in Ferrari o in Porsche.