Macché prostituzione, contro Silvio accusa "ad personam"

Non se ne può più. Manifestazioni, dibattiti, discussioni sui giornali, articoli sui giornali. Per questioni prive di ogni interesse sociale, penale, e perfino morale. Si avvicina alla verità Massimo Fini che finalmente scrive che ci si è concentrati «sulla prostituzione minorile la cui prova è assai difficile e dubbio, nella fattispecie, lo stesso reato perché, sempre ammesso e non concesso, che il Cavaliere abbia trafficato sessualmente con Ruby, oggi una ragazza di diciassette anni è minorenne solo per l’anagrafe (per cui sarebbe bene, nei reati sessuali, abbassare l’età minorile, oggi ci sono in circolazione autentiche “mine vaganti”) e non è che uno, prima di andarci a letto, possa chiedergli la carta d’identità». Ecco il punto, finalmente. Delle due l’una. O Ruby è una prostituta, e allora ha molti clienti, tutti colpevoli e tutti non indagati. Ma si tratta in gran parte di colpevoli inconsapevoli perché tipico della prostituzione è lo scambio impersonale, estraneo alla conoscenza e alla frequentazione abituale e sentimentale. Di una prostituta non si chiede il nome, il cognome e tantomeno l’età.
Dunque come si è aperta l’inchiesta su Berlusconi, occorrerebbe programmare retate, seguendo clienti che caricano prostitute sulle strade, sotto gli occhi di tutti e, dopo averli identificati, individuare le prostitute controllando i documenti. L’ignaro cliente in molti casi potrebbe avere incrociato proprio una minorenne. Si può considerare che questo reato venga compiuto a Milano e a Roma almeno mille volte al giorno, e non mancano gli strumenti per rilevarlo e procedere penalmente. Perché non accade? La legge non è uguale per tutti? Da circa un mese il reato è attribuito al solo Berlusconi. Tutte le minorenni sulle strade facilmente identificabili non interessano. Solo a Berlusconi è richiesto di presentarsi davanti ai giudici.
Nella stessa pagina del Fatto si confrontano i due luminari del diritto obliquo. Il sopra ricordato Massimo Fini di cui abbiamo visto le ragionevoli posizioni sulla prostituzione minorile inconsapevole (per il cliente); e Paolo Flores d’Arcais che mostra di sapere che Ruby è una prostituta contrastando il libertinaggio difeso da Giuliano Ferrara.
Fini doveva comunque superare la sfera morale ed è certo che la questione penale riguardi la asserita concussione interpretando una telefonata di Berlusconi alla luce dell’articolo 317 del codice penale. Berlusconi chiede informazioni per una questione che riguarda l’affidamento di una ragazza a una casa di accoglienza, per qualche ora, dal momento che la ragazza non ha alcun obbligo e non è previsto alcun controllo dei suoi movimenti oltre a garantirle, a sua tutela, l’ospitalità. Berlusconi non chiede favori: garantisce che la ragazza troverà alloggio con l’assistenza di una persona di fiducia. Nient’altro è richiesto e niente di più concede, nel rispetto della legge, la questura, verificata la indisponibilità di sedi idonee e la disponibilità di una persona adulta ad occuparsi di garantire una sistemazione per alcune ore alla ragazza. Questi i fatti. Questa la regolare procedura dei responsabili della questura.
Cosa c’entra la concussione? Qual è l’abuso? Quali le «utilità» di cui parla l’articolo 317? «Il pubblico ufficiale che abusando della sua qualità o delle sue funzioni costringe o induce taluno a dare o a promettere, indebitamente, a lui o a un terzo, danaro o altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dodici anni». Nulla di tutto questo è accaduto, nulla di indebito. Il giorno dopo, davanti alla legge, Ruby era libera come l’aria. Appunto, Ruby, ma perché prostituta? Non ne conosciamo lo sfruttatore, non si è venduta per strada, non ha comprato inserzioni sui giornali che predicano la morale, non era in nessuna «batteria». Era invece una ragazza conosciuta, frequentata, aveva il numero di telefono e un rapporto di confidenza con Berlusconi. Non era dunque una prostituta, ma una ragazza conosciuta e poteva decidere di avere liberamente rapporti con chicchessia, anche per interesse. Un elemento indica la sostanziale differenza con la prostituta.
Parlando di cose che non capiscono i pensatori applicati alla materia hanno attribuito a Berlusconi nella loro assoluta mancanza di rispetto per la realtà e per le scelte amorose di persone libere anche nella legittima attrazione per il denaro quello che invece può essere detto di Pier Paolo Pasolini e del suo destino, proprio legato alla natura e ai rischi della prostituzione. Scrive Flores D’Arcais: «Cosa c’entra il sesso libero, che è condiviso e reciproco piacere per il piacere (o per amore o per curiosità, gioco, sperimentazione...) con l’acquisto a ore di un corpo, o di una infornata di corpi?». Lo dica di Pasolini che ha pagato un prostituto per forzarlo ad atti indesiderati e che ne è stato ucciso. Ecco, evidenti, le possibili conseguenze della prostituzione. Avrebbe detto Pino Pelosi che Pasolini, per lui, era come la Caritas? La vera prostituzione minorile, appare evidente, sono i bambini manipolati orientandone i pensieri e plagiandoli, che sono mandati a parlare in pubbliche assemblee, strumentalizzandoli. Gli organizzatori di manifestazioni come quelle del Palasharp vanno per questo denunciati per sfruttamento della prostituzione minorile, il reato più evidente di questi tempi. Non Ruby ma un povero ragazzo tredicenne prostituito.
Intanto con molta eleganza L’espresso propone e recensisce l’ultimo libro di Scalfari con spensierata spudoratezza ricordandolo come «direttore di questo settimanale, e soprattutto come uno degli intellettuali più importanti del nostro Paese (Sic!)». E mentre a pagina 178 lo leggiamo fare la morale a Giuliano Ferrara e cercare reati solo per Berlusconi (per tutti gli altri no) a pagina 104 lo ritroviamo spensieratamente ideologo e suggeritore di Berlusconi. Cambiano i nomi ma la sostanza è quella: «Scalfari incontra Denis Diderot. Il filosofo che amava dire: “i miei pensieri le mie puttane”». Quelle di Diderot sì, e quelle di Berlusconi, eventualmente, no. E come può Scalfari sapere che quelle di Diderot non fossero minorenni? In verità a Scalfari come a tutti i suoi simili, non interessa il reato nella sua oggettività ma chi l’ha compiuto. Diderot e Pasolini innocenti, Berlusconi colpevole. È una questione di «pensiero». E un filosofo o uno scrittore nobilitano qualunque puttana (anche se le puttane - e i puttani - non lo sanno). Di Busi, per dire, parleremo un’altra volta.