«Macché purghe Pci, lui ha violato le regole»

RomaEmanuele Macaluso, memoria storica del Pci ed ex direttore dell’«Unità», uno che a Botteghe Oscure ne ha viste di cotte e di crude... Allora, ci risiamo?
«Ci risiamo con cosa?».
Con le espulsioni...
«Oddio, il caso Villari...».
Ecco, appunto: nel Pd si risente il «Prego, quella è la porta» come nella tradizione del vecchio partito con la falce e martello, no?
«Non direi... Non si tratta certo di un’espulsione».
E allora come la chiama?
«È lui che s’è posto fuori dal Pd».
S’è sempre detto così nella storia...
«Il caso Villari è più vicino a una radiazione».
Radiazione, espulsione: che differenza c’è? Mi sembra una questione di lana caprina...
«No, perché nella storia del Pci uno veniva espulso se si riteneva ci fossero pure delle motivazioni morali, oltre che politiche».
Per esempio?
«Aldo Cucchi e Valdo Magnani, deputati che avevano osato parlare di subordinazione del Pci all’Unione sovietica e vennero denunciati come “traditori”».
Idem Ignazio Silone che osò criticare il Comintern...
«E assieme a lui Angelo Tasca, accusato di trotzkismo, o Leonetti, Tresso e Ravazzoli, tacciati di “opportunismo”».
Ecco, vede? Una marea di silurati...
«Ma era un’altra epoca. Allora si usava così. Ma guardi che allora anche la Democrazia cristiana buttava fuori la gente».
Tipo?
«Be’, celebre fu il caso di Silvio Milazzo, eletto presidente della Regione Sicilia con i voti della destra e della sinistra, contro il candidato ufficiale del suo partito. In quel caso la purga fu di Fanfani, Moro, Segni...».
E poi?
«Mario Melloni detto Fortebraccio, buttato fuori dallo Scudocrociato per essersi schierato contro l’entrata dell’Italia nella Nato».
Così facevano tutti, dice lei...
«Persino i liberali allontanavano i propri uomini. Comunque il Pci non espelle più nessuno dal ’56».
Ma come no? Il caso del “Manifesto” con Pintor, Rossanda, Magri, Parlato?
«Ecco, quelle erano radiazioni... Si trattava solo ed esclusivamente di dissenso politico».
E poi che succedeva? Si era definitivamente banditi dalla famiglia comunista?
«Succedeva che gli allontanati si facevano semplicemente gli affari propri».
Vabbè, torniamo a oggi. Villari lo stanno espellendo, radiando, cacciando o cosa?
«È lui che s’è posto fuori dal partito. Se ci sono delle regole vanno rispettate. Io non so se nel Partito democratico ci sia uno statuto o se esistano delle norme precise, ma di fatto è fuori dal gruppo».
Soltanto colpa sua?
«E di chi sennò? Ha detto che si sarebbe dimesso dalla presidenza della commissione di Vigilanza Rai se avessero trovato un nuovo nome condiviso. È saltato fuori l’ottimo Sergio Zavoli, ma Villari si ostina a restar lì».
Insomma, non si scandalizza se ora lo buttano fuori...
«Per nulla: fanno benissimo. Non segui le direttive del tuo partito? Allora te ne vai».
Ma a che gioco politico sta giocando, secondo lei?
«E che ne so... Credo faccia un gioco che di politico abbia molto poco. Mi pare resti lì per questioni personali e, politicamente parlando, non mi sembra proprio un’aquila».