Macché razzismo: così si difendono proprio i più deboli

Luigi Cancrini, sull’Unità, augura al sindaco di Milano e alla sua giunta «un cattivo Natale e feste rovinate». Chiara Acciarini, sottosegretario alle Politiche per la famiglia del governo Prodi, risale a un bambino ebreo davanti ai fucili nazisti nella Polonia del 1943 per trovare un paragone adatto a quanto fatto da Letizia Moratti. E io continuo a non capire.

Gli amministratori milanesi si sono guadagnati queste gentilezze, come riferito ieri, in virtù di una circolare in cui si ricordava ai dirigenti delle scuole materne comunali che il permesso di soggiorno è un requisito indispensabile per iscrivere i bambini nelle loro liste. Tutto qui. Ma a giudicare dalle reazioni suscitate si tratta di un atto gravissimo. Soprattutto, sembra che si tratti di un’azione unica e rivoluzionaria: in tutte le altre città d’Italia, stando a quanto lasciano intendere ministri, sottosegretari e commentatori vari, i figli di clandestini siedono tranquillamente fianco a fianco con i nostri bimbi sui banchi dell’asilo.

E allora mi chiedo: ma come fanno? Praticamente, intendo. Se io vado a iscrivere mio figlio nelle liste che danno poi (eventualmente) accesso a una scuola materna comunale, mi chiedono nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, reddito, i certificati medici che provino che il pargolo ha sostenuto tutte le vaccinazioni previste dalla legge e probabilmente un’altra quantità di documenti. Se la stessa operazione la compie un clandestino, che cosa succede? Fino al nome e cognome probabilmente ci siamo (anche se magari senza un documento che ne certifichi l’autenticità), poi basta: che residenza può avere un clandestino? Nessuna, lo dice la parola stessa. Reddito? Se c’è, è in nero: quindi, niente dichiarazione.E i certificati medici? Ora, se io mi rifiuto di far fare le vaccinazioni a mio figlio, non solo non me lo accettano a scuola, ma mi denunciano. Non vado in galera, questo no, ma chiedete al professor Giorgio Tremante, due figli uccisi dalla reazione al vaccino per la poliomielite, un terzo attaccato a un respiratore artificiale e una battaglia legale in corso da oltre trent’anni per far sì che rifiutare la vaccinazione sia un diritto. Per l’immigrato irregolare tutto questo non vale?

Evidentemente no,ma permettete che uno possa essere colto dal sospetto che qualcosa non torni. Solo il sospetto, però: altrimenti ci tacciano di razzismo. E allora proviamo a prenderla da un’altra parte. Stiamo con Cancrini e la sua vibrante indignazione: «Negare la scuola ai bambini vuole dire lasciare in mezzo alla strada dei potenziali futuri sbandati... Il sindaco rischia di preparare le basi di quella che sarà l’insicurezza di domani. Negare la scuola materna ai bambini vuol dire colpire in modo duro e cattivo degli innocenti... incitandoli all’odio e a comportamenti altrettanto duri e cattivi».

Oddio, davvero non frequentare la scuola materna fa così male? Io non ci ho passato neppure un giorno, sono già adulto e ancora non ho non dico ammazzato, ma, al di là di qualche zuffa giovanile di scarsa entità, neanche mai picchiato nessuno. Ma sto facendo dell’ironia e invece volevo mettermi dall’altro punto di vista. Allora: siamo buoni, buonissimi, anzi buonisti. Accogliamo nelle nostre scuole materne tutti, regolari e no, con o senza certificati. Giusto: i bambini non devono pagare le colpe dei padri. E che colpe, poi? Essere clandestino non è una colpa, è evidente. Dunque, tutti dentro. Solo una domanda: poiché anche i sassi sanno che in Italia soltanto una parte delle domande di accesso alle materne comunali viene accolta, chi lascia il posto al figlio dell’immigrato clandestino? Il mio no, è già stato escluso in partenza: mia moglie non lavora e poi il reddito...

Quindi? Quello della coppia di lavoratori italiani che faticano ad arrivare alla quarta settimana o quello della immigrata con regolare permesso di soggiorno e separata dal marito che va in crisi già alla fine della seconda settimana del mese? Scegliete voi, e poi, per favore, dite al ministro Ferrero o alla ministra Bindi o alla sottosegretaria Acciarini che ci vadano loro a comunicarglielo al fortunato prescelto.