«Macché sinistra, ecco perché i bimbi nascono di destra»

Sull’«Espresso» la risposta al monologo di Bisio: «I piccoli hanno preconcetti e fanno distinzioni, emarginano i compagni grassi e quelli balbuzienti». Tutte caratteristiche istintive dell’uomo che l’autore del servizio attribuisce a una cultura di destra per smentire l’amico comico

A proposito del dibattito in corso tra i nostri lettori sul monologo di Claudio Bisio «I bambini sono di sinistra», riportiamo quasi interamente il servizio apparso su «L’espresso» (che ha concesso gentilmente la pubblicazione), pur non condividendone appieno i contenuti e dal titolo «No, i bambini sono di destra».

Caro Bisio, tu dici «i bambini sono di sinistra». Lo dici in un modo suggestivo, con quelle tue smorfie simpatiche, quegli occhi che sparano fuori le frasi insieme alla bocca, quel gioco di sguardi e mani in cui il pubblico cade convinto. Eppure stavolta hai preso una cantonata. I bambini tutto sono, fuor che di sinistra, e adesso proverò a dimostrartelo. Prima di farlo però, voglio premettere che l’unica ragione per la quale mi sono preso la briga di contraddirti è che conosco un sacco di gente di sinistra già ampiamente tiranneggiata dai figli, per la quale le tue parole non potranno che aggravare la situazione. E io mi sono stufato di avere amici di sinistra schiavizzati da mocciosi di tre anni a causa di una tiritera spontaneista anni ’70 che ormai, se permetti, ha segnato il passo. Sono stufo sia perché i miei amici mi piacciono e vorrei aiutarli, sia perché i loro despoti formato mignon estendono la loro libertaria e spontanea dittatura anche a chi frequenta i loro genitori, cioè io. Allora cominciamo. Tu dici «i bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni». Ma quando mai? Il mio nipotino Marco, educato da mia sorella e mio cognato a essere spontaneo e a dire sempre la verità, non esita un istante a preferirmi a mia madre (modestamente, come zio vado alla grande). Marco è un bambino molto buono e generoso, ma distinzioni ne fa eccome (...) Tutti noi sappiamo che i bambini sono capaci di mettere un gatto in lavatrice, di staccare dal guscio una lumaca. Sono capaci di condannare un compagno grasso o uno con l’eczema o uno balbuziente alla più atroce delle persecuzioni, o peggio, all’emarginazione totale. Questo perché istintivamente i bambini sono di destra - è proprio l’istinto a essere di destra - istintivamente in loro prevale una specie di spensierata crudeltà che tutti noi possiamo ripescare dalla nostra memoria.
Per inciso, quando inizio questo genere di discorsi c’è sempre qualche fresco genitore che mi liquida con il classico: «Tu non puoi capire, non hai bambini». Va bene, non ho bambini, ma io se permettete, bambino, sono stato. Voglio dire, so com’è. E anche tu, Bisio, non puoi non ricordarti com’è essere bambini. Quella sensazione di energia pura, inarginabile, quella volontà di potenza che spinge a inghiottire l’attimo affermandone il divenire incessante, facendone sempre un sorso brevissimo, effimero, nella sete di futuro. Una sensazione primordiale, preumana, che domina indiscussa sui deboli embrioni delle idee razionali, che soffoca con la propria sconfinata ricerca del piacere i semi del principio di realtà (...).
Tu dici: «I bambini sono di sinistra perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme». Sicuro? Chiedi alle maestre d’asilo quanta fatica fanno per tenerli insieme! I bambini sono istintivamente egocentrici ed egoisti, solo col tempo imparano a giocare in gruppo. Fino a cinque sei anni non possono concepire di dover condividere con gli altri tutte le attenzioni e i giocattoli che prima avevano solo per sé (...) Tu dici «i bambini sono di sinistra perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica che assomiglia vagamente a un ordine, fanno resistenza... ora e sempre!». Ecco, vedi, sregolatezza, spontaneismo, ribellismo. Ci risiamo. Quella che tu chiami resistenza in realtà si chiama capriccio. I bambini non fanno resistenza, fanno capricci. Li fanno perché i genitori di sinistra, convinti che sia bello che il loro figlio si opponga irragionevolmente a ogni cosa laddove loro devono sempre accettarla, si compiacciono di come sappia dire «no». E il bambino continua a dire «no», a urlarlo sconclusionatamente, nella speranza che arrivi un padre a dirgli un bel «invece sì!», forte, stentoreo, in grado di esprimere la legge, il principio della legge che ogni bambino cerca e ha diritto di avere. E invece si trova un padre che per paura di essere troppo di destra ride imbarazzato dei suoi capricci, o peggio, li celebra entusiasta come prove di un precoce spirito critico, una specie di sacra vestigia del dissenso (...)
Insomma, il tuo monologo si regge su un equivoco: tutti gli elementi di libertà che tu attribuisci al bambino sono in vero l’espressione della sua maggior prossimità alla natura. E la natura - dai un’occhiata ai documentari - è sempre di destra, mai di sinistra. Tu scambi l’essere istintivi con l’essere anarchici, ma l’anarchia è un pensiero fine, sofisticato che nulla ha a che vedere con la ferina affermazione del proprio sé. E poi, comunque, viene il momento in cui i bambini non solo non rifiutano l’ordine, ma lo amano con tutti se stessi. Quando verso i sei sette anni cominciano ad apprezzare i giochi a squadre - o anche, perché no, i giochi da tavolo - diventano i più fissati in fatto di regole. Prova a giocare a Monopoli con qualcuno di loro, vedrai quanto sono fiscali e rompiballe nel farti rispettare anche il più insignificante degli «imprevisti». A quell’età provano una specie di innamoramento per le regole e la loro applicazione, le scoprono per la prima volta e trovano meraviglioso che ci si debba, tutti, assoggettare. È anche l’età in cui provano un piacere particolare nell’indossare una divisa, qualunque sia, e nell’effetto testuggine che provoca lo sfilare compatti, vestiti tutti uguali, durante il saggio di ginnastica. Pensa se questo è di sinistra.
Tu dici: «I bambini sono di sinistra perché occupano tutti gli spazi della nostra vita». E io mi ricordo quanto poco spazio occupavamo noi, nelle nostre famiglie, coi nostri adulti, che pure ci volevano tanto bene. La vita procedeva incessante - con gli uomini e le donne che lavoravano, litigavano, chiacchieravano a tavola per ore - e noi bambini le stavamo dietro come potevamo. Non occupavamo tutti gli spazi, crescevamo attorno agli spazi, vicino agli spazi, ma siamo venuti su bene lo stesso, ti pare? Adesso i bambini hanno occupato tutti gli spazi della nostra vita. Già, l’hanno proprio militarizzata; di una sinistra un po’ brezneviana, ’sti bambini, se ci pensi. Quando ce n’è uno di loro a tavola, tutti i presenti sono annichiliti dalla sua assoluta centralità. Se rompe, entrambi i genitori sono impegnati nel tenerlo buono e non riescono a seguire un discorso che sia uno. Se non rompe, tutta la compagnia è coinvolta in estenuanti conversazioni sulle malattie esantematiche, sui denti da latte, sulle maestre dell’asilo (di solito sporche fasciste) e sul fatto miracoloso che oggi Breznev non rompa.
Tu dici: «I bambini sono di sinistra perché hanno orrore di fronte alla violenza, alla povertà, alla sofferenza... soffrono!». Ma questo non è un orrore innato, è un orrore appreso. I bambini amano i muscoli, credono nella legge del più forte, hanno disgusto per le anomalie e le diversità. Tu dici: «I bambini sono di sinistra perché piangono, mentre noi adulti teniamo duro non si sa bene perché». Ma i nostri bambini, sani, belli, senza pancione né mosche negli occhi, più che piangere frignano. Se ci pensi, Bisio, la natura non sa cos’è la sofferenza, la natura non sa piangere. L’islandese invece - ed è per questo che tiene duro - avrebbe motivo di farlo in ogni minuto.

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