«Macché sinistra, Nanni pensa solo a lui...»

Pierangelo Maurizio

da Roma

«Nanni Moretti di sinistra? Ma va...». Maurizio Fabretti, 49 anni, già attore storico nei film morettiani, noto nel Movimento romano degli anni '70 come «er Vongola», lo conosce bene. E, dalle sue parole, il regista del «Il Caimano» rischia di uscirne come «Il Cannibale»: «Ti usa quando gli servi, poi ti butta. Come tutti, certo. Ma è triste pensare che lo faccia anche un uomo come Nanni. Uno che passa per essere il regista italiano più importante. Se dici di essere di sinistra, be’, lo devi essere anche con i tuoi collaboratori, devi avere rispetto nei loro confronti...». E lui non ce l'ha? «Secondo me no».
Maurizio Fabretti - di professione tecnico teatrale - ha recitato nei primi cinque film di Nanni, dal ritratto di una generazione Io sono un autarchico alla Messa è finita. Lui è Piero Galletti, 50 anni, curatore di programmi radio, un altro che ha prestato se stesso in due film di Nanni, hanno anche scritto un libro da poco (Più colla compagni). Un affresco degli anni '70, con la prefazione dell'attore Giulio Scarpati e dove si parla di vari personaggi: di Walter Veltroni (che li espulse dal Pci), di Augusto Minzolini. E di Nanni appunto.
«'Sto Caimano» riprende Fabretti, «è già un affare di Stato, anche se non si è ancora capito che cos'è...». Nanni non vi ha invitato all'anteprima del film? «No» ride, «non abbiamo più rapporti da anni». Eppure l'epopea del morettismo deve molto a loro. «Sai come si facevano le sceneggiature? Nanni ci chiedeva: «Come diresti questo? Come diresti quest'altro sui governi democristiani? E le battute finivano nel film. Molte cose erano nostre. Intelligente e molto furbo Nanni ha preso da tutti, non ha dato niente a nessuno».
Uno dei primi con cui ha rotto i ponti il maestro è stato Piero Galletti. «Rottura clamorosa» rievoca Maurizio Fabretti, «Piero aveva osato scrivere un pezzo piuttosto caustico a proposito della sua esperienza in Ecce bombo sul giornale dei giovani comunisti La città futura (ndr, allora diretto da Ferdinando Adornato)». È permaloso? «Permalosissimo».
Dal ritratto il papà del Caimano non risalta come un esempio di generosità. «Non solo non ci ha aiutato quando eravamo all'inizio e qualcuno di noi avrebbe potuto veramente intraprendere la carriera di attore. Ma addirittura ti tarpava le ali. Se gli dicevi che ti avevano chiamato a fare dei provini ti rispondeva: se ci vai, con me non lavori più... Adesso magari lo rinnegherà. Come Augusto Minzolini che, quando abbiamo scritto che anche lui fu cacciato dalla nostra stessa sezione del Pci, ha minacciato di querelarci: un altro che fa parte di questi personaggi qui. Lasciamo perdere...».
Ne ha fatta di strada, però... «Direi di sì. Il primo film glielo finanziarono i genitori - perché Nanni era malato di cinema, bisogna dirlo -, gli regalarono una super8 e lui fece i tre cortometraggi che diventarono Io sono un autarchico. Poi Ecce Bombo fu un successo clamoroso. Quindi arrivò il contratto con la Gaumont ma Sogni d'oro fu un fiasco. Da allora Nanni ha imparato la lezione e fa tutto da solo. Ogni 4-5 anni produce un suo film... ha prodotto anche Calopresti, Lucchetti... ha il Sacher, una bella sala. Eh, hai voglia se ha fatto i soldi. Anche perché non fa una gran vita: un gelato e un cinema è il massimo che si concede». E non è di sinistra? «Assolutamente no, essere di sinistra è un'altra storia...». Almeno per quelli come Maurizio Fabretti, detto «er Vongola».
pierangelo.maurizio@alice.it