«Macché suk in Duomo e Brera, migliaia di controlli e sequestri il centro ripulito dai vu’ cumprà»

«Milano non è un suk». Dopo la denuncia dello stilista Santo Versace sui vu’ cumprà che vendono merce falsa in Duomo e a Brera danneggiando le imprese («ci sono le forze dell’ordine, la magistratura, ma nessuno interviene») il sindaco difende il lavoro fatto dal Comune e dai vigili. «Abbiamo ripulito le piazze - afferma la Moratti - stiamo facendo migliaia di controlli e sequestri e siamo impegnati nella lotta alla contraffazione». A dicembre ha già in agenda un incontro con il ministro Roberto Maroni per mettere a punto una nuova strategia. E con Confindustria e Assolombarda «stiamo studiando strumenti specifici per evitare la falsificazione del marchio e dei prodotti Expo». Anche il vicesindaco Riccardo De Corato, che è anche assessore alla Sicurezza, ribadisce che l’impegno dell’amministrazione comunale sul fronte dell’abusivismo commerciale e della vendita di merce taroccata «non è mai venuto meno». Per dimostrarlo riferisce i dati della polizia locale nei primi nove mesi dell’anno: circa 8mila sequestri, con particolare attenzione alle zone che il Comune ha indicato sulla mappa come ad alto rischio, vedi Navigli, Brera, corso Buenos Aires, l’asse San Babila-Duomo-Castello. E «nei mercati, dove, grazie al potenziamento degli agenti, solo a ottobre sono stati effettuati 109 sequestri di merce, con cinque clandestini accompagnati in questura». Sarebbe poi utile, considera De Corato, «avere i dati delle forze dell’ordine per quanto riguarda il contrasto su strada di vu’ cumprà e vendita di prodotti contraffatti. Dati che non abbiamo a disposizione ma che di certo servirebbero per avere un quadro più completo». Domanda che suona più come una polemica. Al mercato del falso più affollato di Shanghai si aggirava ieri mattina pieno di borse un compratore molto particolare, il presidente della Camera nazionale della moda Mario Boselli. Con lui, Maria Luisa Gavazzeni, moglie dello stilista scomparso Nicola Trussardi. «Non compriamo falsi, non bisogna, anzi veniamo a controllare e acquistiamo solo prodotti di marche locali» ha subito assicurato Boselli, in missione in Cina per promuovere la moda italiana e per «mestiere» paladino della lotta alla contraffazione. Sponsorizza le griffe nazionali ma a quanto pare non disdegna il cachemire made in China (come la prenderanno i suoi associati?). Artista della contrattazione («bisogna sempre abbassare il prezzo di un terzo») è riuscito a strappare una mantella per 80 euro ed è «di ottima qualità, sanno lavorare molto bene» assicura. Boselli ha nel guardaroba parecchi prodotti dei mercati cinesi se, come ammette subito, «quando sono qui ci vengo e mio figlio spessissimo». Un passaggio anche al reparto borse, ma «solo per vedere a che punto sono arrivati con le imitazioni delle nostre griffe». La Trussardi tasta la pelle ma boccia la qualità: «Pessima, sembra plastica».. Borselli ribatte: «Meglio i nostri vu’ cumprà». Ma si accorge e ripara subito alla gaffe: «Ovviamente i milanesi però non devono far acquisti dagli abusivi».