Macché traguardo, in F1 si vince nelle soste ai box

Caro Granzotto, si parla tanto di premiare il merito, punire l’inefficienza, nella pubblica amministrzione, nella scuola, nella sanità, ecc. In un periodo in cui molte cose vanno male, la Fiat, guidata da Marchionne, sta realizzando una notevole impresa di architettura industriale, accorpando marchi e produzioni di grande prestigio internazionale, fra le mille difficoltà sollevate da chi è scettico sulle capacità dell’imprenditoria italiana, della Fiat in particolare. Ebbene, proprio il fiore all’occhiello della casa torinese, cioè la Ferrari, che ti combina? Disastri su disastri nel campionato di Formula Uno, seguito dalle tv di tutto il mondo, con macchine che non portano a termine le corse, scelte ai pit-stop a dir poco esilaranti, piloti spesso evanescenti, dirigenti malinconici e sfuggenti, il grande capo, di solito assai loquace, insolitamente muto, il capo della scuderia che a ogni gran premio fallito minaccia sfracelli, per poi ripresentare al successivo esattamente la stessa squadra, con gli stessi risultati. Immagino che si rendano conto del disdoro che tale situazione, in un momento così delicato, arreca alla Fiat, all’industria italiana in genere, al Paese. Esiste qualcuno capace di risollevare le sorti dell’amata Ferrari d’Italia?