«Macché vecchio: così porterò il calcio nel futuro»

Antonio Matarrese, presidente della Lega, difende Gussoni: «Non siamo la restaurazione». E attacca le nuove regole: «Colpiscono chi tira fuori i soldi»

Caro presidente Matarrese, ha sentito? Sui diritti tv, in commissione, hanno approvato l’emendamento per il diritto di cronaca a favore delle televisioni locali. Che ne pensa?
«Ricordo una frase di Biagio Agnes, presidente della Rai, quando ponevo la tutela dell’esclusiva. Mi ripeteva: ricordati, dietro ciascuna tv locale c’è un parlamentare. Credo valga ancora quel monito. Piuttosto segnalo il successo della Lega sull’argomento».
A cosa si riferisce?
«Al fatto che per la divisione dei proventi, in un primo tempo, era previsto l’intervento del governo affiancato da quello della Lega professionisti. Il testo è stato cambiato così: la divisione spetta, prioritariamente, alle società di calcio. Di qui il mio invito ai presidenti di raggiungere, sul tema, l’accordo altrimenti il governo sarà autorizzato a intervenire. E nessuno potrà dolersene».
A che punto siete?
«Nell’ultima assemblea abbiamo preparato una serie di proiezioni applicando il metodo inglese o spagnolo al nostro ordinamento. Persino alcuni presidenti di serie B hanno ammesso che significherebbe penalizzare in modo eccessivo i grandi club tipo Inter, Milan, Juve i quali, conti alla mano, perderebbero 20-30 milioni di euro rispetto all’attuale calcolo. Bisogna lavorare sullo schema della percentuale da passare alla squadra ospite, la forbice può essere allargata».
Lei è finito coinvolto nella polemica con Totti: volutamente o no?
«Ho le spalle larghe ma non ho fatto niente per meritare qualche insolenza. Parlando in tv ho spiegato la normativa. Donadoni è intervenuto per ribadire che tra lui e Totti non c’è alcun dissidio. Il primo a essere felice sono proprio io».
Lo sa che Zamparini l’ha associata a Gussoni, neo-presidente dell’Aia?
«Ho letto e ho deciso di tirare dritto. Anzi ho raccomandato a Gussoni, che è diventato lo scudo dell’Aia, di non farsi intidimire, di recitare fino in fondo il proprio ruolo, di fare anche il designatore se necessario per proteggere gli arbitri e la regolarità del campionato. Giornali e dirigenti conoscono lui, Gussoni, con lui se la prenderanno da oggi in avanti».
Dicono che Matarrese incarna la restaurazione: cosa risponde?
«Lo so. Io segnalo che il nuovo regolamento dell’Aia ha delle contraddizioni rispetto alle carte federali e mi accusano di voler riportare indietro le lancette del tempo. Io anticipo che non lascerò ridimensionare il ruolo della Lega professionisti nella futura stesura delle nuove regole e mi danno del vecchio che avanza. Eh no, così non va: qui si guarda all’albero invece che alla foresta».
Si spieghi meglio...
«Noi siamo la locomotiva del calcio italiano. Se vogliono fermarci e portarci su un binario morto, sbagliano. E non si rendono conto che così rallentano la crescita dell’intero sistema. Siamo noi che trasciniamo i vagoni. Da sempre la Lega di Milano ha recitato un ruolo alternativo rispetto alla federcalcio. Perché dovrebbe chinare continuamente la testa?».
Si riferisce all’idea di voler abolire il diritto di veto della Lega di Milano nell’elezione del presidente federale?
«Certo. Che non è un diritto di veto ma una garanzia preliminare per coinvolgere le migliori risorse».
È vero che vogliono anche diminuire la rappresentanza in consiglio federale da 3 a 2 impedendo ai presidenti di club di essere eletti?
«Ne ho sentito parlare. E non ne capisco la motivazione. Mi chiedo: il rappresentante di Zamparini, in consiglio federale, chi deve chiamare per sapere come votare su un problema? I presidenti dei club non sono da nascondere».
Galliani descrive scenari allarmanti per la concorrenza sleale di altri campionati: non è preoccupato?
«Certo che lo sono, Galliani agita un problema autentico. Ma mi rendo anche conto che non è realistico reclamare ora un diverso regime fiscale. Lei se lo immagina Di Pietro che vota un provvedimento a favore di Silvio Berlusconi?».
E lei vuole accompagnare la serie A verso il declino?
«Guai a pensarlo. Stiamo studiando una soluzione diversa, che riguarda gli stadi. Mi ha telefonato Cazzola per annunciarmi la sua iniziativa, Moratti sta cavalcando la stessa tigre, la Juve di Giraudo s’era mossa in anticipo».
Nel frattempo la coppa Italia non decolla: ha in mente qualcosa?
«Stiamo studiando qualcosa. Se applicassimo il modello francese, il Milan contro una squadra di dilettanti, ad esempio, potrebbe catturare maggiore interesse? Pensiamoci insieme».