La macchia di Toni, gettato in pasto ai fischi

G razie allo sciopero dei giornalisti di radio e tivvù, sabato sera i telespettatori di Italia-Slovenia hanno avuto il privilegio di ascoltare cori, insulti, maleparole e fischi del meraviglioso pubblico dello stadio siciliano. Luca Toni è stato il bersaglio fisso di questo civile comportamento degli ultras, tutti riconoscibili non soltanto per il biglietto nominale ma per gli striscioni eleganti che avevano steso sui gradoni del Renzo Barbera. I tifosi sloveni hanno aprofittato del salotto buono per presentare le loro credenziali ai poliziotti. Dopo 87 minuti di fischi e di volgarità Luca Toni ha visto il tabellone del quarto uomo che gli indicava di abbandonare il campo. Di solito un allenatore adotta questa soluzione per due motivi: a) il calciatore viene sostituito perché infortunato; b) al calciatore, protagonista della partita, viene concesso l’onore della passerella, tra applausi, orejas y ovaciones. Invece a Luca Toni è stata concessa l’uscita del disonore, nell’operazione simpatia che riempie i discorsi dei federali e dell’attuale selezionatore. Tra l’altro lo staffettista di Toni è stato il «signor» Vieri che non rientra fra i favoriti delle platee di tutt’Italia soprattutto per le sue gag raffinate con il pallone.
Gli ultras sono stati accontentati, in settimana avevano avuto il privilegio di incontrare il presidente del Palermo nonché tra i massimi dirigenti della Lega professionisti, Maurizio Zamparini che li aveva invitati a dirottare i fischi a Toni nella partita Palermo-Fiorentina. Dunque avremo un bis. Cesare Prandelli, per fortuna sua, non dovrà lucidare i monumenti in panchina.