Una macchina per le impronte del tumore

Medici, genetisti e ingegneri insieme per ricostruire l'identikit genetico dei tumori del sangue grazie a una strumentazione d'avanguardia capace di registrare l’«impronta digitale» delle cellule killer e prevedere la prognosi di un paziente. La nuova apparecchiatura si chiama Affimetrix GeneChip Array Station ed è stata installata nel laboratorio di Terapia cellulare di ematologia dell'ospedale Niguarda di Milano.
Il macchinario, acquistato grazie a un finanziamento ad hoc da parte della Regione Lombardia, sarà presentato stamattina a Niguarda durante convegno sulla terapia della leucemia mieloide acuta. Un tumore del sangue che colpisce circa 3-4 persone su 100mila l'anno.
L'arrivo della strumentazione segue i risultati di uno studio pubblicato nel gennaio scorso sulla rivista scientifica americana «Blood«. Si trattava di una ricerca italiana su un nuovo tipo di leucemia a prognosi particolarmente severa, condotta dalla Divisione di ematologia del Niguarda diretta da Enrica Morra in collaborazione con il Dipartimento di biologia e genetica per le Scienze mediche dell'università statale. L'indagine - coordinata da Morra e Roberto Cairoli di Niguarda e da Alessandro Beghini dell'ateneo ambrosiano - dimostrava che alcune leucemie dell'adulto presentavano una specifica alterazione genetica in grado di influire in modo negativo sull'andamento della malattia, aumentando considerevolmente il rischio di ricaduta di patologia e di morte.
La mutazione - continua il Niguarda - era stata riscontrata prevalentemente in un gruppo di pazienti con leucemia acuta mieloide che, per la presenza di alterazioni cromosomiche tipiche e di una iniziale sensibilità alle cure, venivano considerati generalmente «a buona prognosi». Tuttavia, all'interno di questo gruppo di malati vi era una parte di pazienti che inspiegabilmente mostrava un andamento infausto.