La macchina della verità nello spogliatoio

Intanto Moratti cerca una punta per il futuro e scarta la triade

Gian Piero Scevola

Cristiano Bergodi, 41 anni, ex capitano della Lazio ed ex vice di Gregucci nella breve avventura a Lecce, da novembre è allenatore del Nacional, la quarta squadra di Bucarest (dopo Steaua, Dinamo e Rapid. Un’esperienza positiva, sulle orme di Walter Zenga e Roberto Landi che l’hanno preceduto sulla panchina del club romeno ma, proprio in questi giorni, Bergodi si trova alle prese con l’estemporanea iniziativa del presidente del Nacional, Costantin Iacov che, a causa di due sconfitte consecutive contro avversari di bassa classifica, ha deciso di sottoporre giocatori e tecnico alla macchina della verità e alle sue misteriose vibrazioni per scoprire se qualcuno ha giocato volutamente sottotono, insomma se le partite sono state giocate onestamente oppure vendute.
«Quando l’ho saputo sono scoppiato a ridere, ma non ho provato fastidio, forse solo curiosità. Anzi, sono pronto a sottopormi ai test perchè ho la coscienza a posto».
Sicuro anche del comportamento dei suoi giocatori?
«Penso di sì, anche se la mano sul fuoco non posso metterla. Magari eravamo troppo rilassati e per questo abbiamo perso in casa 1-0 contro il Vaslui, penultimo in classifica. E mi sono arrabbiato coi miei, nello spogliatoio urlavo solo io».
Ma se il presidente parla di partite vendute, qualcosa di vero ci sarà pure, non può inventarsele.
«In Romania si accenna spesso a partite truccate, i cosiddetti blat. Iacov vuole dimostrare che la nostra squadra è pulita e non vende le partite e sono convinto che ci riuscirà e ne usciremo tutti a testa alta».
Con la macchina della verità, un marchingegno che vediamo nei film polizieschi oppure usato nei reality di casa nostra per scoprire se un concorrente aveva tradito il proprio partner. Le sembra una cosa seria per dei professionisti?
«Se la mia società me l’impone, che ci posso fare. Il presidente è una persona seria, onesta. Io in Romania ci sto bene, anche se mi piacerebbe tornare su una panchina italiana. Il Nacional mi ha chiesto di rinnovare il contratto, ma so che anche la Dinamo mi sta seguendo e questa potrebbe essere un’esperienza davvero gratificante».
Quando verrà sottoposto al test?
«Da un momento all’altro e sono curioso di vedere cosa uscirà dalla macchina, che poi è la stessa che usano per interrogare i delinquenti. Poi il presidente farà una conferenza stampa per comunicare i risultati. E chi ci ha tirato in ballo, pagherà duramente».
Ma. sia sincero, lei è stato mai avvicinato per un blat o per aggiustare qualche partita?
«Nella mia carriera mai, nè in Italia nè qui in Romania. Sono così sicuro che neppure la macchina della verità mi potrà smentire».