Le macchine raccontano il lavoro nell’arte del 900

Da Van Gogh a Warhol la mostra a Palazzo Ducale per i cento anni della Cgil

Francesco Canepa

«Tempo moderno - da Van Gogh a Warhol. Lavoro, macchine e automazione nelle arti del Novecento» è il titolo della mostra multimediale che verrà inaugurata il prossimo 14 aprile a Palazzo Ducale e che rimarrà aperta fino alla fine di luglio. Occasione della mostra è il centenario della nascita della Cgil, che ha affidato la direzione artistica a Germano Celant, coadiuvato da Anna Costantini e Peppino Ortoleva.
Tema della mostra è il rapporto tra uomo e automazione, raccontato nelle opere dei più grandi artisti mondiali dell’ultimo secolo e mezzo in un itinerario che comprende dipinti (tra i moltissimi nomi illustri spiccano Vincent Van Gogh, Fortunato Depero, Max Ernst, fino al postmoderno Andy Warhol), sculture (il cinetico Jean Tinguely), fotografie (Lewis Hine, Frank Capra, Aleksandr Rodcenko...), disegni, manifesti e documenti audiovisivi (da Louis Lumière, Fritz Lang, Jean Renoir ai nostri Mario Monicelli e Vittorio De Sica).
Il discorso artistico della mostra ha inizio nel Secondo Ottocento, con le figurazioni vangoghiane del lavoro e dei suoi luoghi e si sviluppa con l’avvento dell’essere - macchina nel Novecento (Chaplin), passa per la ribellione dei surrealisti fino ad arrivare ad Andy Warhol coi suoi «falce e martello» rivisitati in chiave pop.
Filo conduttore della mostra è il parallelo tra passato e presente, in un confronto costruito sui temi della raffigurazione artistica del paesaggio industriale - da quello nero di fumo dell’età delle fabbriche all’ambiente asettico del mondo della post-industria -, dell’automazione del lavoro - dalla denuncia di «Tempi moderni» alle reinvenzioni degli strumenti di lavoro come oggetti d’arte da parte dei dada - dell’omogeneizzazione sociale e delle rivendicazioni dei lavoratori.
E Genova, a questo proposito, non sembra una sede scelta casualmente, col suo grande passato di città industriale, con le manifestazioni sindacali e il caso unico al mondo dei camalli. «Questa mostra non è solo un omaggio alla memoria delle condizioni di lavoro - ha precisato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani -: dentro c’è il lavoro e il modo in cui è stato interpretato; c’è quella parte di esso che risulta spesso invisibile e ci sono quei cambiamenti che il lavoro ha subito».
Oltre a quelli citati, tra gli autori presenti in «Tempo moderno» figurano Giuseppe Cominetti, Ugo Gregoretti, Fernand Legér, Jannis Kounellis, Otto Nagel, Plinio Nomellini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Mario Sironi, Wim Wenders, Billy Wilder.