«Macchine superpotenti. Negli scontri sono danni»

Dottor Volpi, lei è stato giocatore, medico sociale ed ora è consulente Aic, quindi vede il problema da diversi profili. Provi a darci una graduatoria delle cause d’infortunio?
«Al numero uno metterei l’elevata densità di partite in certi periodi dell’anno: ottobre-novembre eppoi fine febbraio-marzo, quando tornano le coppe».
C’è anche chi non gioca le coppe...
«Appunto al secondo posto mettiamo la fisicità dei giocatori. Da un’indagine recente risulta che 30 anni fa, parlo del periodo ’77-’78, in media i giocatori pesavano circa 4 kg in meno ed erano alti 3-4 cm in meno. Ovvero: ora i giocatori sono macchine più potenti, più forti, più grandi: non una cilindrata da 1600 ma da 2000. Dunque erogano potenza superiore e rischiano più danni, anche negli scontri».
Avanti con le cause...
«Direi il tipo di tacchetti, cattiva alimentazione, esasperata competitività in allenamento e l’età. Un ragazzo di 20 anni recupera più facilmente rispetto a un trentenne. In Italia abbiamo rose più anziane rispetto a quelle di squadre inglesi o tedesche. Loro si assestano intorno ai 26-27 anni, noi ai 30 anni. Parlo di rose e non di formazioni che scendono in campo: quelle vanno oltre».
Tutti parlano di preparazione...
«Certo, mettiamoci anche che siamo nel post mondiale e tutto si fa più difficile. Ma oggi la preparazione è diversa rispetto ai tempi miei: allora si occupavano 2-3 settimane per caricarsi d’energie, smaltire chili e rigenerarsi. Oggi dopo una settimana si giocano già le partite, il mercato lungo ti fa arrivare giocatori nel mezzo della preparazione, magari abituati a metodi diversi e con le necessità di adeguarsi subito».
Conta qualcosa il cambio di allenatore e preparatore?
«Le domando: lei crede che Benitez avrebbe impostato una preparazione, con viaggi all’estero e voli negli Stati Uniti, sapendo di voler impostare il lavoro su palestra e forza? Penso proprio di no. Si è ritrovato un programma estivo già fatto e si è dovuto adeguare».