Macchinisti in sciopero passeggeri allo sbando

(...) senza preavviso, quello che una volta si chiamava sciopero selvaggio. Anna comincia a preoccuparsi: «C’è la bimba da accudire, la baby sitter a una certa ora se ne va, devo rientrare assolutamente in tempo, come faccio?». Soluzione: l’ufficio informazioni della stazione Principe. Loro sì che sono gentili e informati, informati e gentili. O solo informati. Forse... «Stia tranquilla, c’è un treno garantito per il ritorno. Alle 15 e 35 da Brignole, dieci minuti dopo partenza da Principe». L’addetto lancia ancora un’occhiata al tabulato, sorride, e ritranquillizza più di una camomilla: «Ma mi raccomando, signora. Vada sulla pensilina in anticipo, non si sa mai». Raccomandazioni superflue. Anna sa benissimo che i treni non aspettano. Se mai si fanno aspettare. Qualche volta neanche partono. E sono le volte in cui ne hai più bisogno. «Questo delle 15 e 45, però, ma sì, lo prendo a Principe - decide Anna -. Parte di sicuro». Difatti: lei si mette seduta in sala d’aspetto alle 15 in punto, vede che il treno è confermato sul tabellone elettronico, ma dopo mezz’ora non ce la fa più e va a guardare i binari. Niente. Un’altra manciata di minuti. Niente. Arrivano le 15 e 35, l’altoparlante annuncia gracidando: «Treno soppresso». Anna non ci sta, torna all’ufficio informazioni. «Guardi che...». Risposta, sempre molto gentile: «Signora, non capisco, qui il treno risulta, è al binario 11, forse non ha visto bene». Anna risale al binario 11, comincia ad avvertire sbalzi di pressione, guarda il tabellone: è vero, il treno c’è. Solo sul tabellone. Intanto l’altoparlante aggiorna per chi si fosse messo in questo momento in ascolto: «Treno per Acqui soppresso». Sconforto totale. Ora, a lei, Anna, un altro passaggio all’ufficio informazioni non pare più indispensabile. Si rassegna. E decide: «Sto incollata al tabellone. Quello non parla, non gracida, non fa sorrisi. Ma almeno non tiene conto dei treni fantasma. E pensare che mi avevano convinto, con la pubblicità: “In treno non si finisce mai di imparare“. Già: a non fidarsi delle ferrovie».