Le macerie della Casa delle Libertà

(...) i bolliti?
Insomma, grande è la conclusione sotto il cielo. Personalmente, ad esempio, ho condiviso più nulla che poco della strategia della «spallata» (anche prima del suo fallimento, intendo), ma ho trovato geniale il modo in cui Berlusconi è uscito dall’angolo ed è tornato al centro del ring politico. Soprattutto, ho apprezzato il fatto che nel nostro Paese, fra le due coalizioni, sia tornato un clima di dialogo e di reciproco rispetto: da questo punto di vista, l’incontro Veltroni-Berlusconi è stato qualcosa di epocale. Almeno per chi ha cuore il bene dell’Italia e della civiltà, non solo quello del proprio orticello. Così come è stata epocale l’intervista a Repubblica del presidente della Camera Fausto Bertinotti che, con una grande onestà intellettuale, ha detto che il governo Prodi è un morto che cammina; che l’Unione ha fallito, ma soprattutto ha anche tenuto a differenziarsi da certa sinistra (e anche da certa destra, verrebbe da dire ora), che non riconosce Silvio Berlusconi come interlocutore: «Penso che il Cavaliere sia un animale politico - ha arrotato le erre Fausto - che muove da processi reali di una parte della società, che incorpora l’antipolitica, ma dentro una soggettività politica, chiaramente di destra. E penso che Berlusconi abbia preso atto della crisi del sistema e della crisi del centrodestra. Dunque, se rileggo le sue mosse, considero attentamente che anche lui, stavolta, cerchi un accordo per rinnovare il quadro politico-istituzionale». Ottima lettura, magari «comunista!», ma ottima.
In questo quadro, restano le domande. Le vostre domande. A cui provo a dare risposte, quelle che ho, almeno. Anche ad Albenga a una bella serata con i Circoli della libertà di tutta la Liguria, organizzata dal Circolo guidato da Anna Maria Ottazzi e a cui ero invitato a parlare insieme ad Enrico Nan, ho provato a dire quello che penso. Che, me ne rendo conto, non sempre coincide con quello che tutti vorrebbero sentirsi dire. Ma credo che il maggior difetto del centrodestra, o - meglio - di certo centrodestra, sia quello di intrupparsi dietro la soluzione più facile, quella più «di pancia». E, soprattutto, nel fatto di avere un personale politico con poco coraggio nell’esprimere le proprie posizioni: penso a consiglieri comunali che cavalcano la peggiore demagogia e la peggiore antipolitica (il dibattito sull’aumento del gettone di presenza a Genova ne è stato un perfetto esempio); penso a gente che coccola ogni comitato pensando che poi li votino; penso a personaggi garantisti con gli amici e forcaioli quando leggono una virgola contro un avversario politico, soprattutto su giornali che del forcaiolismo sono gli house-organ, con tanto di indignati speciali in servizio permanente effettivo. Penso, soprattutto, a certo centrodestra pronto a mettere mano alla fondina appena sente parlare di cultura o sente parlare un intellettuale.
Ma, al di là di tutto questo, una cosa mi sento chiedere: che l’opposizione sia unita, che mandi a casa Prodi, che l’esperienza di Berlusconi non sia sabotata dall’interno. Lo chiede il popolo della libertà. Anche senza maiuscola e senza virgolette.