Machiavelli, Dante e Manzoni «ospiti» di Napolitano al Quirinale

Nel palazzo presidenziale si apre il 22 febbraio la mostra «Viaggio tra i capolavori della letteratura italiana, Francesco De Sanctis e l'Unità d'Italia». Il pubblico potrà ammirare gli originali che hanno concorso a formare il primo «canone» italiano della letteratura

Tra gli altri meriti delle celebrazioni dei 150 dell'unità del nostro Paese c'è anche (se non soprattutto) quello di aver riportato all'attenzione del grande pubblico tutti i protagonisti di quella gloriosa stagione che va sotto il nome di Risorgimento. E non solo. La costruzione di uno Stato (dell'Italia umbertina, per intenderci) non ha bisogno soltanto di politici rigorosi e dalla forte tempra. Artisti, professionisti, intellettuali e scrittori hanno in egual misura concorso alla costruzione di un'identità collettiva. Da martedì prossimo al Quirinale (che di questo stato è lo cuore rappresentativo) verrà celebrato uno di loro: Francesco De Sanctis. Il grande scrittore e critico letterario è stato il primo a proporre un «canone» italiano. E quel canone, nel bene e nel male, è rimasto un faro della nostra cultura letteraria per gran parte del XX secolo.

Ecco quindi l'idea portante della mostra che si aprirà il prossimo 22 febbraio: mostrare i manoscritti originali di tutti quegli scrittori cari al De Sanctis e che - a detta dello stesso insigne critico - hanno forgiato prima la lingua letteraria e poi il lettore italiano.

La mostra dal titolo «Viaggio tra i capolavori della letteratura italiana, Francesco De Sanctis e l'Unità d'Italia», nata da un'idea dell'omonimo discendente del celebre critico, e curata da Giorgio Ficara, Louis Godart e Luca Marcozzi, propone un percorso tra gli scrittori amati dallo scrittore irpino: saranno esposti, per la prima volta in una stessa sede, i manoscritti originali dei più importanti protagonisti della nostra tradizione letteraria, dal «Decamerone» di Giovanni Boccaccio all'«Orlando Furioso» di Ludovico Ariosto, dalla «Gerusalemme conquistata» di Torquato Tasso all'«Infinito» di Giacomo Leopardi e ai «Promessi Sposi» di Alessandro Manzoni, sempre con a latere la critica desanctisiana.

Il catalogo, edito da Skira, propone anche alcune riletture dei classici in mostra scritte da grandi critici e scrittori di oggi. E così avremo Dante presentato da George Steiner, Petrarca da Giorgio Ficara, Boccaccio da Nadia Fusini, Machiavelli da Gianni Vattimo, l'Ariosto da Raffaele La Capria, Guicciardini da Massimo Onofri, Tasso da Jean Starobinski, Galileo da Paolo Galluzzi, Vico da Eugenio Scalfari, Goldoni da Andrea Zanzotto, Parini da Alberto Arbasino, l'Alfieri da Alfonso Berardinelli, Foscolo da Dacia Maraini, Manzoni da Ernesto Ferrero e Leopardi da Massimo Cacciari. Filo conduttore della mostra il manoscritto autografo della «Storia della Letteratura Italiana» di Francesco De Sanctis, con il quale si intende valorizzare e rivitalizzare il pensiero desanctisiano, ma anche rendere omaggio alla lingua e alla letteratura italiana e più in generale alle radici culturali del nostro Paese alle quali De Sanctis si riferisce proprio negli anni in cui si costituiva l'Unità d'Italia.

La Sala delle bandiere del Quirinale sarà allestita con teche espositive speciali per forma e sistemi di illuminazione, correlate da apparati multimediali che daranno vivacità ai materiali e ne valorizzeranno i contenuti. L'esposizione seguirà una suddivisione cronologica dalla Poesia delle Origini duecentesce a Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Ariosto, Tasso, Galilei, Foscolo fino ad arrivare a Manzoni e Leopardi, contemporanei di De Sanctis. Il testo vi figura fittamente e distintamente vergato dalla minuta grafia desanctisiana solo sul recto, secondo una prassi riconducibile alla considerazione espressa dall'autore in una lettera al al suo editore Antonio Morano, che «ciascuna cartella corrisponde a una pagina di stampa, perciò scrivo sì stretto»; sporadiche le eccezioni per alcune note scritte sul verso: tutte le altre, prevalentemente presenti nei primi capitoli, sono richiamate con numeri progressivi e scritte a pie' di pagina.

Il manoscritto fu donato dalla vedova De Sanctis alla Biblioteca del Museo di San Martino, costituita nel 1876 per iniziativa dell'archeologo Giuseppe Fiorelli e confluita, nel 1924, nelle raccolte della Biblioteca Nazionale di Napoli. In quella sede l'autografo della «Storia» è stato esposto nella mostra bibliografica allestita nel 1983 in occasione del centenario della morte di Francesco De Sanctis: un articolato percorso espositivo in cui autografi e manoscritti, giornali d'epoca, libri e opuscoli, concorrevano a delineare la biografia intellettuale del critico e del politico, a documentare lo svolgimento del suo pensiero in un arco di tempo (1835-1883) in cui si racchiude uno dei periodi più intensi della cultura napoletana.