Macho italiano addio

Il <em>Times </em>elogia il fascino e l'eleganza di Capello, ma stronca i maschi del Belpaese: &quot;Mammoni e Casanova&quot;

Modello degli slip, numero di capi in cashmere, sgasate col motorino. Per il Times, se sei un maschio italiano si scopre subito, basta un test. Mancano solo l’abilità a infornare la pizza e la dimestichezza con il mandolino, poi lo stereotipo sarebbe quasi completo. Così banale da sembrare vero, perché il ritornello del figlio mammone ormai risuona quasi da ogni pulpito.

Secondo gli inglesi la colpa delle mamme è duplice: non solo tengono sotto la loro ala i maschi fino a età indefinita, ma li convincono anche di essere i padroni dell’universo. Unici e speciali. Perciò pazienza se il mondo intero ormai non cede più al fascino del macho latino: lui, il macho, non se ne accorgerà, perché la mamma gli ha assicurato che è il nuovo Casanova. Quindi: i maschietti italiani sono stati soppiantati da mogli e fidanzate, ma non vogliono ammettere di essere tagliati fuori. Luogo di sfogo e di verità, il negozio del barbiere dove Richard Owen, corrispondente del Times a Roma, si fa tagliare i capelli, e dove un cliente confessa: «Siamo cittadini di seconda classe».

L’appellativo di mamma’s boy vale anche per Fabio Capello, allenatore della nazionale inglese in cerca di rivincita (la nazionale, non Capello): sarà affascinante, elegante, colto, collezionista d’arte, fedele, esperto di Bach e di jazz ma, anche lui, ha una mamma che si dice «preoccupata per lui». E addirittura osa esprimere un parere: «Avrei preferito che mio figlio restasse in Italia». Infatti Capello è rimasto tutta la vita a Pieris, provincia di Gorizia. Già.