Un Maciste genovese a San Lorenzo

Star d’altri tempi: da Greta Garbo a Buster Keaton

Carlo Faricciotti

Curioso paradosso, quello di organizzare una rassegna di cinema muto in uno dei luoghi più «modaioli» e rumorosi di Milano, le Colonne di San Lorenzo. La sfida tra i classici di un cinema che non aveva bisogno del sonoro per comunicare a tutti e l’effimero delle lattine di birra e dei bonghi è fissata per tutti i giovedì e i sabati di luglio, alle 21.30 (ingresso libero).
Si parte stasera con un’accoppiata intrigante: la «divina» Greta Garbo al massimo dello splendore in La carne e il diavolo (1926) da una parte, il tentativo di raccontare la vita di una metropoli europea come una grande epopea Berlino-Sinfonia di una grande città (1927), di Walter Ruttman, dall’altra - e a inizia serata, un concerto dei Savannah Serenaders.
Giovedì 7, in una serata introdotta dai Toddlin’ Town Loopers, sarà di scena una delle creatrici del fenomeno del divismo cinematografico Lyda Borelli, protagonista di una pellicola simbolo dell’epoca Ma l’amor mio non muore (1913).
Sabato 9 ritorna un altro mito degli albori del cinema, Rodolfo Valentino, capace, come Armand in La signora delle camelie (1921), di «rubare la scena» alla storica partner Alla Nazimova, senza la musica di Verdi ma con tutto il fascino della Hollywood dei tempi d’oro. Anni in cui si piangeva a dirotto e si rideva altrettanto bene, come ci ricorderanno le successive serate del 14, 16 e 28 luglio.
La prima, con una star capace di sopravvivere a ogni terremoto produttivo - il passaggio al sonoro, il colore, l’avvento della tv - come Charles Spencer Chaplin, in arte Charlie Chaplin, in cartellone con uno dei suoi capolavori dolceamari, Il circo (1928). A differenza di Chaplin, furono spazzati via dal sonoro comici di vaglia come Ben Thurpin, Harry Langdon, i Keyston Cops e il sommo Buster Keaton, riuniti la sera conclusiva del 28 nella miscellanea La cavalcata della risata.
Archeologia allo stato puro, infine, con Max Linder (sabato 16), suicidatosi nel 1925 dopo aver interpretato in quasi duecento comiche il personaggio del dandy Max, arrivando a essere pagato (nel 1912) un milione di franchi francesi l’anno, ma stroncato, durante la Grande guerra, da un attacco di gas asfissianti.
Altra star a cavallo tra gli anni Dieci e Venti del secolo scorso Bartolomeo Pagano, gigantesco camallo genovese lanciato, con il personaggio di Maciste, da Giovanni Pastrone nel kolossal Cabiria (1914) e da allora protagonista di dozzine di pellicole: a lui e ai «forzuti» del tempo è dedicata la serata del 21, anch’essa introdotta dai Toddlin’ Town Loopers.