Maddalena: "Non è uno scandalo la precedenza alle cause più gravi"

Il procuratore di Torino: "Impossibile celebrarli tutti. E il governo non dovrebbe bloccare la prescrizione"

Roma - Marcello Maddalena è un magistrato austero, ma si scioglie con una battuta: «Se l’hanno fatto a suo tempo Zagrebelsky e poi Maddalena può farlo anche il legislatore». Il riferimento è alla circolare Maddalena con cui due anni fa i procedimenti «azzoppati» dall’indulto venivano messi in coda, dando la precedenza agli altri. Allora il provvedimento suscitò polemiche, oggi nel mirino ci sono gli emendamenti al decreto legge che congela i processi aperti prima del 30 giugno 2002.

Gli emendamenti la scandalizzano?
«Il testo del governo non mi scandalizza - spiega il Procuratore uscente di Torino che il 30 giugno lascerà il posto a Giancarlo Caselli - anche il vecchio codice, seguito sul punto anche dal nuovo, dava criteri di priorità e assegnava una corsia preferenziale ai processi con detenuti. E per la verità pure il decreto legislativo 51 del 1998 indica dei criteri che non sono meramente cronologici».

Anche se resta sul vago.
«Sì, perché dice di dare la precedenza ai processi in cui si tratta di reati di particolare gravità, poi chiama in causa la formazione della prova e altro ancora. Un po’ generico».

Però, apre una strada. Come l’ha aperta lei. Con la sua circolare non è caduto il moloch dell’obbligatorietà dell’azione penale?
«Piuttosto ho preso atto dell’impossibilità di celebrare tutti i processi».

Non è la stessa cosa?
«Secondo me, no. È come con le tasse».

Scusi, che c’entrano?
«Si devono pagare. Ma se uno non ha i soldi non le paga. Non c’è niente da fare».

Dunque, nei fatti?
«Riconosco che il legislatore, come hanno fatto in passato alcuni giudici, cerca di dare delle griglie. Alcuni punti sono positivi, altri mi lasciano perplesso».

In concreto?
«Il punto che non mi trova d’accordo è la sospensione obbligatoria e automatica di tutti i procedimenti aperti prima del 30 giugno 2002».

Perché?
«Perché può essere che ci siano sul campo situazioni diverse, città per città».

Insomma, meglio valutare caso per caso?
«Vorrei capire. La situazione di Torino è diversa da quella di Alessandria o Novara. Perché imporre la sospensione dove ci sono i mezzi per andare avanti? Per tornare all’esempio di prima perché bloccare il pagamento delle tasse se uno ha i soldi?».

E se uno non li ha?
«Allora niente da dire. E infatti mi trova d’accordo il settimo comma».

Vale a dire?
«Quello che dà ai presidenti dei tribunali il potere di sospendere i processi prossimi alla prescrizione. Se non capisco male, il settimo comma non è soltanto una misura emergenziale, ma varrà anche per il futuro. Questo punto sì che si avvicina alla mia circolare. Quando io varai quella misura, il procuratore generale di Torino Caselli chiamò i 17 procuratori del Piemonte e chiese loro di valutare l’applicazione del provvedimento».

Risultato?
«Molti risposero che ce l’avrebbero fatta a smaltire anche i procedimenti sotto indulto. Solo Novara, se non ricordo male, si trovava in una situazione analoga a quella di Torino».

Il decreto prevede comunque la precedenza assoluta per i procedimenti relativi ai reati più gravi.
«Anche quello è un criterio plausibile. Ripeto: il problema è l’impossibilità di celebrare tutti i processi. Quando io ho preso quella decisione, c’era solo un’alternativa».

Quale?
«Farli tutti lo stesso. Col risultato che la stragrande maggioranza sarebbe affondata nella palude della prescrizione. Sarebbe stato uno sforzo inutile, io ne ho preso atto».

Ora il copione si ripete?
«L’importante è non fare pasticci. Un punto in particolare del decreto mi sconcerta. Anzi mi pare un controsenso».

Addirittura?
«Sì. Se si stabilisce che insieme ai processi viene bloccata anche la prescrizione, allora siamo al punto di prima».

Tanto vale farla correre, la prescrizione?
«Sì, se no il fardello ci resterà sulle spalle».

La rivoluzione non si fa un passo in avanti e due indietro?
«Io - e Maddalena sorride - preferisco i due passi in avanti».