Il «made in Italy» sbarca in Cina A regola d’arte

Pechino

Coinciderà con l’«Anno del Cane» (dal 29 gennaio) la lunga festa in onore del made in Italy che comincia oggi a Pechino. A dare il via al fitto programma di avvenimenti che si raccolgono sotto il titolo di «Anno dell’Italia in Cina» sarà l’inaugurazione della mostra Lo specchio del tempo ospitata al World Art Museum della capitale cinese. Si tratta di un’esposizione che propone i pezzi più pregiati delle collezioni dei musei di Stato fiorentini. Capolavori che mettono al centro della scena l’uomo e il suo mondo, da Botticelli a Mantegna, da Leonardo a Caravaggio. «Nel suo viaggio in Cina nel 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha lanciato l’idea di una celebrazione in terra cinese del genio e della creatività italiani», ha ricordato il ministro della Cultura Rocco Buttiglione che oggi presenzierà insieme con il suo collega cinese Sun Jazheng l’apertura della mostra. «La sfida è stata raccolta - ha aggiunto Buttiglione - e oggi siamo qui per vedere riconosciuto il valore del nostro made in Italy che, prima ancora di essere commerciale e produttivo, è soprattutto culturale». Il ministro - che ieri ha firmato un accordo con il responsabile dell’amministrazione nazionale cinese del patrimonio culturale per la lotta al contrabbando - ha ricordato come il secolo che si è appena aperto «è senza dubbio il secolo della rinascita e della affermazione della Cina a livello mondiale». «È quindi una strategica coincidenza essere qui ora per portare il nostro modello di civiltà, di storia e di tecnologia avanzata». La manifestazione, che si chiuderà il prossimo febbraio con una mostra dedicata agli scavi di Pompei, fortemente voluta dall’amministrazione regionale campana, si propone come una vasta vetrina sulla creatività e sullo stile italiani. «Per due civiltà plurimillenarie come le nostre - ha spiegato Buttiglione - unite un tempo dalla Via della Seta, approfondire la reciproca conoscenza significa migliorare i già eccellenti rapporti politici ed economici». Gli fa eco il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, che ieri ha assistito al concerto dell’Orchestra Scarlatti del San Carlo alla Concert Hall della Città Proibita. «La ruota della Storia sta cambiando rotta - ha spiegato Bassolino -. Ora sono Paesi come la Cina e l’India a condizionare al massimo l’economia mondiale. È bene rafforzare il dialogo con questi Paesi che nei prossimi anni rappresenteranno uno dei mercati migliori dove espandere il made in Italy». «La Campania esporterà - ha spiegato il presidente della Regione campana - anche il know how che sta sviluppando sulla movimentazione dei container del porto di Napoli e sta mettendo in atto sinergie con alcune università cinesi». L’ensemble del San Carlo di Napoli (il più antico teatro lirico d’Europa) è solo uno dei tanti «tesori» musicali che arricchiranno il programma dell’«Anno dell’Italia in Cina». A settembre, per esempio, il teatro Carlo Felice di Genova proporrà a Shanghai il Barbiere di Siviglia mentre il teatro La Fenice di Venezia a ottobre si cimenterà nell’esecuzione della Traviata. L’anno italiano in Cina è stato sfruttato anche dalla Rai che ha siglato un importante accordo con la tv di Stato di Pechino. «Proprio in questi giorni - ha spiegato Carlo Rognoni, membro del CdA, e al seguito della delegazione italiana invitata a inaugurare la lunga serie di manifestazioni - abbiamo precisato i termini di un accordo che prevede la nostra cessione di 156 ore all’anno di programmi al canale Cctv con la possibilità di tre inserzioni pubblicitarie l’ora». «Stiamo parlando di una chance davvero ghiotta - ha aggiunto Rognoni - visto che in Cina oltre 340 milioni di famiglie hanno il televisore. Gli inserzionisti italiani possono così sfruttare un vero e proprio trampolino di lancio per far penetrare i loro prodotti in un mercato in continua espansione. In cambio abbiamo ceduto per un anno un canale del digitale terrestre al corrispettivo della Cnn cinese».