Madonna apripista: le popstar cambiano musica

Se altri seguiranno il suo esempio, sarà probabile la fine della discografia

Milano - Insomma sono le rockstar a cambiare musica. E naturalmente la prima è Madonna che ha l’abitudine di mettere sempre tutto soqquadro per continuare a rimanere dov’è da vent’anni: al primo posto. Ieri il Wall Street Journal, non proprio un giornale qualunque, ha rivelato (ma le voci si erano già diffuse nei giorni scorsi) che la signora Ciccone è sul punto di chiudere il contratto con la Warner per firmarne un altro con la Live Nation. Ebbene, qual è la novità? La novità è che la Live Nation è il più grande produttore al mondo di concerti, si occupa di organizzare tournée e fino a oggi non ha stampato neppure un cd a parte quelli con le foto natalizie per i clienti. Sarebbe una svolta epocale.

Madonna, che per liberarsi dalla Warner dovrebbe incidere un altro album (atteso in primavera) e un live o un greatest hits, riceverebbe immediatamente da Live Nation 18 milioni di dollari, semplice acconto sui 120 milioni previsti in dieci anni in cambio di tre album, dei tour e dello sfruttamento della sua immagine. Se l’ipotesi si concretizzasse (e sembra di sì) le major rischierebbero la rianimazione. La discografia, si sa, è alla canna del gas perché la lunga mano di internet ha messo in crisi il mercato e i negozi di dischi stanno chiudendo. Le vendite sono in rete, legalmente e purtroppo anche illegalmente. E quindi gli incassi scendono, le case discografiche licenziano e si rassegnano a business plan sempre meno ottimisti. Ora ci pensa anche Madonna, che leva le tende dalla Warner (unica major quotata in borsa, dove è in caduta libera) e si mette nelle mani di un promoter di concerti pronto a diventare discografico quadrando finalmente il cerchio: controllerà tutto il giro d’affari dell’artista. Se così fosse e anche altri grandi best seller del rock e del pop, dagli U2 a Celine Dion a Springsteen a Santana, decidessero di fare altrettanto, lo scenario cambierebbe definitivamente. D’altronde negli ultimi quattro anni gli incassi delle tournée sono sensibilmente superiori a quelli delle vendite di cd.

Tanto per fare qualche esempio, solo quest’anno i Police avrebbero incassato con i concerti circa 170 milioni di dollari, suonando davanti un milione e mezzo di persone. Nel 2006 i Rolling Stones hanno incassato 138 milioni di dollari, con un prezzo medio del biglietto superiore ai 136 dollari. Molto meglio Barbra Streisand che ha portato a casa 92 milioni di dollari con biglietti che mediamente costavano quasi 300 dollari. Quindi il business è sul palco, mica in sala d’incisione e quindi non c’è da stupirsi se chi può fa concerti e chi non può si accontenta di pubblicare live o greatest hits (che quantomeno richiedono pochi investimenti).

Ma se la multinazionale Live Nation diventasse anche casa discografica, la pioggia di soldi potrebbe di nuovo far germogliare il mercato dei cd (o degli mp3 o di tutti i format digitali che di qui a poco sconvolgeranno ancora il settore). Oppure si potrebbe fare come i Radiohead, che piacciono alla gente che piace ma non hanno ancora quel pubblico nazionalpopolare che equivale a fatturati garantiti. Il gruppo di Thom Yorke ha pubblicato ieri l’album In rainbows solo su internet e buonanotte al disco (che comunque arriverà a dicembre). Scelta dirompente, certo. Ma marginale. Lo scossone arriva da Madonna: se altri numeri uno la seguiranno, sarà davvero un’altra musica.