Madonna, film con l’ex amante. Ma il marito fa le barricate

Ritchie non vuole che la star diriga come regista la storia del mafioso Chris Paciello

Milano - Va sempre a finire così. Va a finire che i ricordi si depositano lentamente, poi vengono filtrati dalla memoria finché non si inzuccherano e diventano belli come un romanzo. E così fa pure Madonna, proprio lei che ama così tanto i romanzi da averne fatto una vita. Vorrebbe, ora che si è ripresa quello scettro di regina del pop per qualche anno così sfuggente, girare un film sulla storia di un tale Chris Paciello, un italoamericano che in vita sua ne ha combinate due buone e una molto cattiva. Ha rilanciato a metà anni Novanta la vita notturna di Miami aprendo una raffica di night club, e poi è stato amante/accompagnatore/valletto di una sfilza di donne da, così la chiamamo gli americani, «A list», cioè di primo piano: da Ingrid Casares a Jennifer Lopez, Niki Taylor e, appunto, Madonna.

Insomma, un bel tipo da ingolosire i paparazzi, a metà tra il Ray Liotta di Goodfellas e uno spaccone da Moulin Rouge ai tempi di Toulouse Lautrec, non fosse che nel 1998 è finito in galera per un complicato intrigo di sangue, droga e ricatti. Sette anni. Roba, c’è da dirlo?, di Cosa Nostra. Roba che piace a Madonna perché è ideale per fotografare un’America viva, vitale, nascosta e, soprattutto, sempre piaciuta al pubblico. Lei - lo ha scritto persino il New York Post - ha incontrato più volte il picciotto ex amante dopo che è uscito di galera. Lì è nato il progetto di un film che dovrebbe avere come protagonista un attore scelto tra l’impossibile Mark Wahlberg, il troppo possibile John Cusak e il perfetto già dal nome Milo Ventimiglia. Però c’è un però. Il marito di Madonna, il Guy Ritchie regista in cerca di laurea, s’è arrabbiato perché l’idea non è venuta a lui e, soprattutto, perché andando al cinema l’universo mondo verrebbe a conoscere per bene la storia di uno dei tanti amanti di sua moglie.

Va bene la libertà, d’accordo la tolleranza ma c’è un limite.
E così il progetto si è arenato lì mentre sui siti di mezzo mondo i tifosi di Madonna si chiedono quale senso abbia il ritorno sul set per di più nei panni di regista. Già come attrice, oddio, i risultati sono stati quelli che sapete: scarsi. Figurarsi come regista. D’altronde la sua carriera è perseguitata dall’idea fissa del cinema: quando il trono del pop è ben saldo, riecco la voglia di ciak e chissenefrega se tutti la guardano come a dire speriamo bene. E se ci pensate, anche la stessa esibizione di Madonna al Live Earth del sette luglio, clamorosamente sottotono e persino contestata per l’intraducibile parolaccia «motherfucker» scappatale sul palco di Wembley, calza a pennello con la nuova fase.

Quando, un paio di mesi fa, è stato con lei in studio di registrazione, Justin Timberlake ne è uscito con gli occhi fuori dalle orbite: «È instancabile. Vicino a lei continuavo a pensare: sono lento, sono troppo lento». In realtà, lo confermano anche gli amici, quando fa così, la «Material Mum» fa tutto in fretta per dedicarsi ad altro. Difatti il suo nuovo cd dovrebbe essere un incrocio di hip hop ed elettronica ben farcito da Timbaland che è più o meno il re Mida delle classifiche. Casomai mancasse l’inevitabile risvolto politico populista, eccolo qui: dopo il doveroso anti-bushismo (quel tanto che basta per piacere ai democratici senza allontanare i repubblicani), Madonna sta per diventare verde. Il suo show al Live Earth è infatti stato «solo uno dei primi passi nell’impegno a essere responsabile dal punto di vista ambientale» ha anticipato la sua portavoce Liz Rosenberg. E se lo dice lei, il gioco è fatto.