«La Madonnina? Un amore viscerale»

Sono ottimista. Vedo forti segnali di risveglio per la città, dopo anni di torpore

Vincenzo e la sedia di lillà, ovvero un nome e un oggetto. Quanto basta per restare scolpiti nella memoria collettiva. Eppure lui non si chiama Vincenzo e, fortunatamente, non vive sulla sedia di lillà che, fuor di canora metafora, altro non sarebbe se non una carrozzella. Alberto Fortis è l’antidivo per eccellenza, quello che incontri al Carnaby, là dietro Brera, un «territorio riservato» come dice lui. E passi ore a parlare di America, Kennedy e Obama. E passi ore a parlare dell’Italia che si è fermata, di cosa le serve per ripartire, di Milano mon amour. E alla fine sbrachi: Vincenzo. Perché tutto comincia da Vincenzo. Perché Vincenzo è l’alfa e all’omega non si pensa. Perché Vincenzo fa rima con Milano, pardon, Milano e Vincenzo. Due modi di essere: il terrone e la città. Anzi, la Città. Perché l’Urbe, per Fortis è Milano. Vincenzo è il discografico distratto, alla romana, mille appuntamenti, mai puntuale. Vincenzo ha la memoria corta e tanti grilli per la testa, Alberto è il giovane di belle speranze, perennemente in coda, con il suo fardello di sogni infranti davanti a un orario sballato. E quando l’ultimo ennesimo aggancio cade nel vuoto pneumatico della dolce vita trasteverina la rabbia si gonfia e nasce Vincenzo, icona della romanità. Il contraltare è Milano, emblema di perfezione. Anni a cantare «Vincenzo io ti ammazzerò» fino a scoprire che mezza Italia gli faceva eco. Oggi Vincenzo ha pagato quegli appuntamenti delusi e Alberto sorride guardando indietro: «Micocci è stato il simbolo di una certa discografia però è stato un talent scout importante. Averne! Forse è stato il capro espiatorio di qualcuno più ingombrante di lui. Faremo pace in tivù, noi ci abbiamo già messo una pietra sopra».
I tempi cambiano, insomma. Oggi Milano ha perdonato Vincenzo, ma Fortis con la capitale calcò la mano a più riprese. Le dedicò una canzone, a modo suo, ovviamente. A voi romani gli procurò più di un grattacapo, ma anche quella, oggi, è acqua passata. «Quel brano aveva precisi obiettivi politici e di palazzo, ho pagato prezzi forti. Ora però è tutto sistemato e nell’ultimo album c’è una nuova versione che ne spiega le ragioni. E ho due ospiti d’onore d’eccezione: Califano che è romano vero e Obama».
Rieccola l’America dal profumo kennediano, il respiro del rinascimento che si affaccia su un nuovo domani «quello che potrebbe nascere con Barack presidente», quello che potrebbe chiudere anni di scelte dure, di una civiltà divisa tra il Bene e il Male. Ma nel firmamento di Alberto quelle stelle e quelle strisce sono molto più che una bandiera: «Le mie letture? I nativi d’America e tante pagine di stampo anglosassone come Il tatto e il Cammino della perdizione».
Disegnatore occasionale per diletto, fotografo per hobby, Fortis non cambierebbe il mondo per la «sua» Milano. «È un amore viscerale: l’accetto negli alti e bassi. Oggi è caduta nel torpore dopo anni di splendore, ma vedo segni di risveglio. Ha potenzialità europee: le vedo, le vivo, le sento, ci credo. Deve creare osmosi tra le parti sociali. Come a New York».
Ottimista o pessimista?
«Naturalmente ottimista. Vedo segnali importanti: la candidatura all’Expo sarà un volano enorme, nonostante i soliti gufi. I milanesi vogliono invertire la tendenza. Da troppo tempo la città è ferma, l’amministrazione pensava più alle aiuole di piazza della Scala, non a progetti ambiziosi. Corsi e ricorsi».
Che cosa rischia di frenarla?
«La compromissione con i poteri occulti, mafia in primis. Sono le spa più floride. La speranza è quel collante collettivo: la gente ha voglia di risveglio, come il tam tam nella giungla».
Milano è frenetica anche nei problemi...
«Ha un ritmo altissimo: un giorno e mezzo quello che gli altri vivono in un giorno».
La politica ha colpe?
«Né destra né sinistra hanno avuto abbastanza amore per l’Italia. Nessuno ha voluto risvegliare il Paese: si è parlato degli stessi temi senza risolvere mai nulla. Uno su tutti: la giustizia. Ma ora la musica cambierà. L’italiano in condizioni disastrate dà il meglio».
A proposito di musica...
«Hanno ucciso l’ascolto e su Internet è l’arte più saccheggiata. Oggi è un’industria che paga un prezzo altissimo: ha consegnato lo scettro ai network radiofonici che una volta imploravano qualcosa da trasmettere. Oggi il loro no costringe a buttare il lavoro di un artista. Siamo tornati al punto di partenza. Anche qui qualcosa dovrà cambiare. Basta vedere il bicchiere mezzo pieno...».
Già, mezzo pieno o mezzo vuoto? Un po' come l'ultima canzone di Pezzali. Commentiamola. «Faccio del mio meglio, almeno ci proverò, se ho ragione o no, io non mi sposto». Tu ti sposti?
«Occorre mediare. La bellezza è l’aspetto armonico, non quello contrastante. Sui valori però non mi sposto, non mi riconoscerei come un cavaliere della tavola rotonda di me stesso».
Colpa dell’euro o colpa del dollaro?
«Né dell’uno né dell’altro. È colpa dell’equilibrio finanziario come conseguenza. È colpa dell’uomo, del commerciante esoso... Se fossimo rimasti alla lira saremmo all’anno zero».
Colpa del surriscaldamento e del carbonio...
«È il nucleare: porterà grandi rinnovamenti».
Colpa di Al Qaeda, colpa dell’arbitro?
«Colpa dell’arbitro, non sto con Bush».
Colpa del prezzo del barile di petrolio...
«Ha frenato la ripresa: troppi affari sull’oro nero. Però qualche colpa ce l’hanno anche gli arabi: per scendere dalle loro limousine usano tappeti di diamanti che potrebbero sfamare milioni di bambini».
Colpa del varco nel centro storico...
«È il mezzuccio dentro di noi, è la scappatoia ai divieti. Ognuno cerca il suo varco nel centro storico, ma su quel centro storico l’Italia si culla da sempre. E se capissimo che il passato è un patrimonio su cui costruire il futuro...».
Colpa di tutti i condizionatori a luglio, colpa del feto, colpa dell'atomo, colpa di tutta la droga disciolta nel Po...
«È la quotidianità del consumismo di questi anni».
Colpa del wrestling, colpa di Britney Spears...
«Colpa del wrestling. Fanno finta di picchiarsi, ma non si fanno niente. Britney viene dal mondo Disney, ha avuto la fortuna di trovare manager che l’hanno portata in alto. Che colpe ha?».
Colpa del made in China contenendo i costi...
«Vero. Il bicchiere è mezzo vuoto per le incursioni dei cinesi».
Colpa che con il mulo non si comprano più dischi. Che ne pensi di e-mule e del libero scambio sul web?
«È l’unico settore che ha il ricarico Iva completo, senza sgravi».
Se i dischi costassero meno, i giovani ne comprerebbero di più e addio pirateria.
«Forse non sparirebbe, però le daremmo un duro colpo. Diciamo che se un cd costasse 7 euro un ragazzo ne comprerebbe due, a 20 non ne compra neanche uno...».
Colpa del gossip, colpa di Csi, colpa di criminologi e psicologi esperti...
«Colpa del gossip. Csi è divertente e ha intuizioni geniali. Il gossip muove la comunicazione a bassi livelli».
Colpa dei ladri e dei maniaci...
«Colpa dei maniaci. Il ladro sbaglia, ma chi vive di manie è peggiore».
Colpa di internet che brulica di matti...
«Vero, ma tutto in proporzione. Internet è utile e sacrosanto, ma non al cento per cento. Un bel 25 lo potremmo cancellare, come le chat line e le fabbriche di sogni inutili».