La Madonnina sporca e ammaccata «È il momento di rifarle il trucco»

Il presidente della Veneranda Fabbrica, Orombelli: «Finiti i lavori di restauro della facciata, tocca alla guglia maggiore e alla statua»

nostro inviato a Pisa
Non a caso è diventato un modo di dire: una “fabbrica del Domm”, a indicare tutti quei lavori che non hanno mai termine. Proprio come la Veneranda Fabbrica del Duomo, alla quale è affidata - dal 1387 - la manutenzione della cattedrale. Oggi si sta ripulendo e consolidando la facciata, ma appena completati i lavori, il prossimo anno, giusto il tempo di tirare il fiato (nel senso di controllare i conti economici) e poi si “riattacca” con la Madonnina. Domenica, in occasione della prima riunione plenaria, a Pisa, dell’associazione che riunisce le Fabbricerie italiane (le istituzioni che da secoli gestiscono le maggiori cattedrali della penisola, da Venezia a Firenze, da Todi a Orvieto), il presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, Marco Orombelli, ha spiegato che appena tolti i ponteggi dalla facciata si metterà mano alla guglia maggiore del Duomo sulla quale fu innalzata, nel ’700, la Madonnina dorata che da allora è il simbolo di Milano: «Dovremo controllare la guglia, metterla in sicurezza, consolidarla in alcune parti naturalmente restaurare e ripulire la Madonnina. Il marmo di Candoglia con il quale è costruito il Duomo è particolarmente friabile, questo è noto, e soffre molto gli agenti atmosferici, l’inquinamento e le vibrazioni. Quindi necessitano dei lavori di restauro continui. Ora crediamo sia arrivato il momento della guglia maggiore e della Madonnina, alla quale va data una bella “lucidata”. Sarà questa, appena ripulita la facciata, la priorità della Fabbrica».
La riunione degli “stati generali” delle fabbriche del Duomo, all’ombra della torre più celebre del mondo, quella di Pisa (che altro non è se non il campanile della cattedrale cittadina), è servita da una parte a mettere sul tavolo una serie di problemi comuni a questi secolari enti ecclesiastici sui generis e “bicefali” - in parte privati e in parte pubblici, che devono rendere conto al ministero dei Beni culturali ma anche alle curie - e dall’altra a proporre alcune soluzioni condivise: stipulare particolari convenzioni con i principali istituti di restauro (quello centrale di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze), gettare le linee-guida per un contratto di lavoro unico per il settore (sono circa 1.500 i dipendenti delle venti fabbricerie italiane) e gestire in maniera uniforme i diversi problemi che gravano sulle cattedrali. Come l’uso delle piazze, ad esempio. Tema che nelle scorse settimane a Milano (ma non solo) ha scaldato gli animi dopo l’anatema dell’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi che vorrebbe eliminare da piazza Duomo tutte le manifestazioni “pagane”: concerti rock, maxischermi, comizi, piste di pattinaggio. «Sgarbi ha posto un problema importante - è il parere di Pierfrancesco Pacini, Presidente dell’Opera Primaziale Pisana e anima dell’associazione che dallo scorso anno riunisce tutte fabbricerie d’Italia - visto quanto è difficile decidere ciò si può o non si può fare in questi luoghi. Chi e come decide il confine tra una manifestazione culturale e una no, ad esempio? Soltanto insieme si possono decidere dei criteri intelligenti e condivisi». La stessa cosa auspicata dal presidente della Veneranda Fabbrica, Marco Orombelli: «Da tempo chiediamo alle diverse autorità competenti che sia messo ordine in piazza Duomo. L’idea è quella di sedersi tutti attorno a un tavolo per discuterne: un rappresentante della Fabbrica, il Comune, l’assessorato alla Cultura visto che ha agitato per primo le acque, la Curia naturalmente e le stesse categorie commerciali ed economiche. L’obiettivo? Stabilire delle regole precise a cui attenersi, pensare una “carta” che faccia chiarezza sulla questione. Perché ancora si organizzano concerti sulla piazza mentre all’interno ci sono funzioni religiose? Non dimentichiamo che prima che essere un monumento il Duomo è una Chiesa, e in quanto tale bisogna rispettarla. A volte sinceramente si supera il limite. Ancora mi ricordo di quella volta, qualche anno fa, che l’arciprete di Notre-Dame in visita a Milano, di fronte ai bivacchi fuori dal Duomo, disse: “Mi sembra la corte dei miracoli...”».
Le parole ordine, da Pisa a Milano, sono dunque “rispetto” e “dignità”. «Ha ragione chi ha detto che bisogna ridare sacralità alla piazza - dice il presidente Pacini - ed è indubbio che serva un regolamento preciso, in modo che non ci siano discussioni. Da una parte le autorità diranno la loro e dall’altra si ascolteranno le richieste dell’opinione pubblica, della “piazza” appunto. Le regole a questo punto si scriveranno da sole».