La madre della compagna di banco «È stato come perdere una figlia»

nostro inviato a Felino (Parma)

«Era bellissima! Era bella da Dio!». Usa gli esclamativi e i superlativi gergali della sua generazione, la ragazzina tormentata dall’acne e punteggiata dalle lentiggini. È così che lei ricorda Maria Virginia Fereoli, “Virgi” per gli amici, la diciassettenne assassinata la scorsa notte a pochi passi dalla sua bella casa gialla, in via Roma 5, dove viveva con i genitori e i nonni materni. «Non la frequentavo, ma la conoscevo come tutti in fondo ci si conosce in un paese piccolo come il nostro», spiega la ragazza. Certo, stesso pullman per spostarsi tra casa e scuola; stesso bar ritrovo sulla piazza, il Mercury; stesse panche alla domenica, in chiesa; stesso pezzo di strada dedicato allo “struscio” e alle solite infinite chiacchiere su amori, canzoni e reality show.
Di lui, dell’omicida, di quello Stefano che vive «su, a Barbiano», come tutti qui precisano ogni volta con pignoleria geografica, facendo un cenno con gli occhi verso l’alto o puntando un dito in direzione della collina, sono invece pochi quelli che hanno voglia di parlare. Ma tra smorfie e sguardi imbarazzati, i frammenti di giudizio sembrano concordare nell’andare a comporre un ritratto quantomeno senza qualità. «Uno un po’ scentrato»; «Un tipo senza arte né parte»; «Uno senza un lavoro continuativo, ma comunque uno che non fuma, non beve e non si droga», sono i giudizi che rimangono sul taccuino. Di lui si sa poco, anche perché poco è quello che c’è da sapere, salvo che è orfano di padre fin da bambino e che la mamma si è risposata. «Povero ragazzo - dice cristianamente anche di lui, scuotendo la testa, il parroco don Enzo -. Chissà che cosa starà provando adesso, dopo quella che forse è stata una grande euforia. Ora starà piangendo su quello che ha fatto. Del resto è sempre stato uno un po’ particolare, che aveva umori alterni», aggiunge.
Ma scuote la testa inconsolabile, don Enzo, soprattutto quando ripensa a quel viso d’angelo di “Virgi”, dai capelli scuri scuri e dai bellissimi lineamenti quasi orientali. «Era simpatica, vivace, intelligente, e anche bravissima a scuola», ricorda con la voce che si spezza, mentre gli occhi diventano liquidi. E mostra, sul computer, le fotografie della ragazza scattate l’estate scorsa a Canazei, sulle Dolomiti, sempre la più sorridente in mezzo al gruppo di vacanza organizzato dalla parrocchia. «Virginia ci veniva sempre a questi nostri incontri, era molto attiva in tutte le iniziative parrocchiali», dice il sacerdote. Una tradizione di famiglia portata avanti anche da nonno Attilio, animatore dei canti in chiesa - «ha ancora una bellissima voce», commenta don Enzo - e impegnato nel volontariato con l’Avo Prorit, un’associazione che si occupa di ricerca contro i tumori.
«Davvero una bella famiglia, positiva, profondamente legata a questa terra e molto conosciuta per le sue attività imprenditoriali - conferma anche Barbara Lori, sindaco dal giugno 2004, che non riesce a darsi pace -. Una cosa inimmaginabile, per quanto uno si possa sforzare di capire». E il suo pensiero corre commosso ai due genitori, papà Achille e mamma Isabella, che ora piangono la loro unica figlia che non c’è più. «Gente laboriosa - ricorda - che gestisce un ristorante molto noto, il “Pane e salame”, proprio qui in centro a Felino, e un’azienda specializzata nel confezionamento di pacchi e cesti dono con prodotti tipici della nostra zona».
Piange invece in modo inconsolabile, facendo fatica a parlare, la mamma di Vanessa, l’amica del cuore di Virginia. «Non chiedetemi di parlare con mia figlia, vi prego, non ha la forza di farlo - implora -. Sono cresciute insieme fin dalle scuole medie ed erano inseparabili, più che inseparabili. Che cosa potrebbe dirvi? Lei, la mia Vanessa, ha perso la sorella che non aveva avuto, io ho perso una seconda figlia. No, non è giusto, non è possibile».