La madre la dimentica in auto: morta a 2 anni

Doveva portarla dalla baby sitter invece è andata direttamente a
lavorare. La bimba stroncata dal caldo dopo cinque ore di agonia. La mamma, che insegna biologia a Merate indagata per
omicidio colposo

Lecco - Una bambina di due anni dimenticata in auto per cinque ore. Una madre che sbianca quando realizza che sua figlia è rimasta in macchina. «Cos’ho fatto?», esclama. La sua bimba morta per arresto cardiaco. Cotta dal sole. Stremata dalla sete. Eppure è andata così, venerdì mattina fuori dal liceo scientifico di Merate. La mamma di Maria, 39 anni, insegna lì. Ha già due figli più grandi, non è alle prime armi, anche se negli ultimi mesi aveva avuto una situazione di grande stress. La sua giornata è organizzata. Prendi Maria e portala dalla baby sitter, vai a scuola, vai a riprendere Maria e torna a casa.
Solo che qualcosa non va come al solito. Simona Campana esce di casa con la bimba in auto. La piccola si addormenta. L’insegnante arriva a scuola alle 8 e 30, entra in classe e non ci pensa più. La baby sitter, invece, inizia a preoccuparsi. «Come mai nessuno mi porta Maria?», si chiede. Chiama la donna sul cellulare, ma in classe il telefonino va spento. Allora la baby sitter chiama a casa e lascia un messaggio in segreteria. «Come mai non mi avete portato Maria?». Passano le ore, nessuno guarda nell’auto dove la bambina è rimasta dal mattino. Forse si sveglia, piange, grida, picchia le manine sui finestrini. Nessuno la nota. Nessuno tenta di salvarla. La bimba patisce la mancanza d’aria, il sole che sembra uscito apposta dopo giornate di pioggia senza sosta, niente acqua, niente cibo. I carabinieri sono sicuri che sia andata così. La bambina è morta perché è stata dimenticata in macchina. E quando il marito, Sergio Campana se ne accorge è troppo tardi. Arriva a casa alle 12 e 30 trova il messaggio in segreteria. Chiama la moglie: «Come mai non hai portato Maria?». «Oddio, Maria».

Vola dalle scale Simona, mentre corre all’auto, col cuore in gola, il terrore di trovare la figlia in lacrime, la speranza di riabbracciarla. Ma Maria è una bambola di pezza. Non respira più. Abbandonata sul seggiolino sul sedile posteriore. Apre l’auto, chiama il 118, arrivano gli insegnanti, i ragazzi sconvolti. Arrivano marito e carabinieri che ricostruiscono la mattina della mamma. È arrivata a scuola, si è fermata in presidenza, è stata mandata a coprire alcune ore di lezione. Poi in laboratorio (insegna biologia). Insomma una mattina normale. Lezioni e formule, saluti con le colleghe e con gli studenti. Ma mai, in nessuna delle cinque interminabili ore, il pensiero è andato a Maria. Come rimossa, come se l’avesse affidata alla baby sitter, in mani sicure. Basta a spiegare questa morte? Per i carabinieri pare di sì. E questa mamma che ora si dispera e non riesce a darsi pace non ha altre risposte. Lei e il marito sono conosciuti in paese, frequentano la parrocchia. Il marito lavora è astronomo all’Osservatorio di Merate. Una famiglia modello, un bimbo all’asilo, un altro alle elementari e la piccola seguita dalla mamma ogni giorno fino a sei mesi fa, quando è tornata a insegnare.

Don Paolo, parroco della chiesa dove Simona Campana collabora come catechista, è incredulo ma prova a spiegarsi l’accaduto: «Stava passando un periodo tribolato: al marito era stata diagnosticata una grave malattia, per fortuna rivelatasi curabile proprio di recente, grazie a un intervento riuscito». La mamma ora è indagata per omicidio colposo. Ma nessuna punizione sarà mai grande come dover convivere con questa tragedia.