Madre e figlio reclusi in casa al buio Il papà aveva paura del malocchio

L’uomo, albanese, è stato arrestato per sequestro di persona

Clero Bertoldi

da Terni

Un padre-marito padrone e un cascinale trasformato in un piccolo lager, tutto pare, per pura superstizione e per gelosia. Storia incredibile che viene dalla bucolica, agreste Valnerina, la terra di San Benedetto e di Santa Rita, ma anche, evidentemente, della Sibilla e del Guerin Meschino.
Un operaio agricolo albanese - M.B. di 33 anni - è finito, ieri in manette, arrestato dalla polizia ternana con l'accusa di aver sequestrato e maltrattato, per due anni, la moglie e il figlioletto. Il piccolo, per l'incredibile prigionia nella casa sempre chiusa e dalle persiane letteralmente sbarrate, ha subito i danni più seri e preoccupanti: a due anni ha la struttura fisica di un bambino di sette mesi, pesa appena otto chilogrammi e soffre di una forma preoccupante di rachitismo.
La vicenda, che sembra un tuffo nel Medioevo, è stata scoperta dai medici dell'ospedale di Terni, dove il bambino, alla fine, era stato accompagnato dai genitori. Il ricovero un mese fa. I medici, di fronte a quel caso, hanno cominciato a rivolgere domande alla madre e si è così scoperto che il marito aveva tenuto se stessa e il bambino nella casa-prigione, per superstizione e per gelosia per quasi due anni.
«Mio marito aveva paura - ha spiegato la giovane albanese - che tenendo le finestre aperte con la luce sarebbero entrati, in casa nostra, anche l'invidia ed il malocchio...». Non sempre era stato così. Quando il piccino era nato, la madre lo portava tranquillamente a passeggio per il paese. Era un bel bambino, alla nascita pesava tre chili e mezzo e la gente del paese - quasi tutti anziani, perché i giovani in cerca di lavoro scendono in città - lo carezzava, gli faceva i complimenti, gli mandava benedizioni. Ma quel calore umano, classico del mondo agricolo («Il Signore l'accresca» - è uno dei modi di dire nelle campagne umbre) aveva messo in allarme l'operaio agricolo albanese, forse anche in concomitanza con una leggera indisposizione del piccolino.
«Qui la gente è invidiosa e potrebbe gettare il malocchio sul nostro bambino», avrebbe sibilato l'operaio alla moglie. Per questo aveva dato ordine alla consorte di chiudersi in casa e di sbarrare le persiane: solo così il malocchio, a suo avviso, non sarebbe entrato. La donna avrebbe cercato di convincere il marito a non attuare un simile disegno, si sarebbe ribellata: invano, però, perché l'uomo l'avrebbe costretta a rispettare i suoi ordini, con minacce e violenze.
Ieri, alla fine delle indagini ordinate dalla procura, è scattato l'arresto dell'operaio agricolo per «sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia». Ora in prigione è entrato lui: una cella a poca distanza di quella di Bernardo Provenzano, nel carcere di Sabbione.