La Catalogna reclama la sua chance

Ma Madrid avverte: "Consultazione fuorilegge"

«Andiamo avanti». «Ne usciamo rafforzati. Dopo il no della Scozia, il presidente catalano, Artur Mas non si sente un perdente; non pensa al risultato, ma anzi, convince i suoi a guardare avanti. «Ciò che unisce - ha detto - è votare e ciò che separa è non consentirlo». Un discorso pieno di messaggi diretti al premier spagnolo Mariano Rajoy, quello pronunciato dal capo del governo della regione autonoma spagnola della Catalogna, che poche ore dopo la diffusione dei risultati del voto scozzese ha elogiato «il senso della democrazia» del governo britannico e del suo primo ministro David Cameron che «poteva bloccare il referendum e non lo ha fatto perché è un democratico». Mas è andato oltre, affermando che per il suo governo «è più importante poter celebrare la consultazione che ottenere l'indipendenza» e si è chiesto se «la Catalogna sia meno nazione della Scozia per essere trattata in modo diverso». Anzi la richiesta di un voto «è persino più forte in Catalogna che in Scozia», come dimostrano le manifestazioni «ed una maggioranza solida in parlamento». Mas ha però evitato di rivelare quando convocherà il voto già annunciato per il 9 novembre, una misura che potrebbe essere adottata già nelle prossime ore, dopo che ieri pomeriggio il parlamento catalano ha approvato la legge che recepisce il voto e con cui il governo spera di superare gli ostacoli legali. Un discorso che certo non è piaciuto a Madrid. «Sul referendum in Catalogna si era già pronunciato il Parlamento spagnolo, segnalando che è contrario al diritto», ha ribadito la vicepremier Soraya Sanz de Santamaria.

L'effetto Scozia arriva anche in India, dove la regione indipendentista del Kashmir è tornata all'attacco nel rivendicare la sua autonomia. I russi invece denunciano: «il referendum non ha rispettato gli standard internazionali». Secondo gli osservatori il conteggio dei voti sarebbe avvenuto in stanze troppo grandi, inficiando la procedura. Nei giorni scorsi, i sostenitori di Putin si erano schierati a sostegno degli indipendentisti scozzesi. Il Cremlino considerava l'eventualità della presidenza scozzese come una giustificazione all'annessione della Crimea dopo il referendum del marzo scorso, considerata illegale dalla comunità internazionale. Mosca denuncia il «doppio standard» di chi ha permesso il referendum in Scozia, ma avendo definito illegale quello a Donetsk e Luhansk.

 

Commenti
Ritratto di giuseppe zanandrea

giuseppe zanandrea

Sab, 20/09/2014 - 11:27

Credo che il "germe " dell' indipendentismo contagerà molti paesi-quasi tutti- che includono minoranze insofferenti della propria situazione di sudditanza e sfuttamento da parte di maggioranze unitarie costituitesi negli ultimi 150 anni di storia nazionale ed europea. Se si considera che il "collante" delle guerre è venuto meno, e che la situazione economica deteriorata che non consente più quel benessere che prima della caduta del Muro di Berlino era il leit-motive che placava le istanze separatiste, è facile prevedere che la "Fiammata Scozzese" è solo l' inizio di ben più ampi rivolgimenti che ci riguardano da vicino, come la mai risolta (o irrisolvibile) QUESTIONE MERIDIONALE ben viva nella nostra storia politica.