Madrid e Lisbona tengono i mercati con il fiato sospeso

Sono ancora i timori di un «effetto contagio», ossia l’allargamento al Portogallo e alla Spagna della crisi del debito sovrano che ha già travolto Grecia e Irlanda, a condizionare pesantemente i mercati finanziari. Nonostante la conferma della riunione in teleconferenza di domani in cui l’Eurogruppo dovrebbe dare il via libera al piano di aiuti riservato a Dublino, le ripetute indiscrezioni su un raddoppio del fondo salva-Stati da 440 miliardi di euro e sulle pressioni che Lisbona starebbe ricevendo dall’Ue e dalla Bce per accettare soccorso, hanno fatto tremare per buona parte della giornata le Borse e, in particolare, i titoli bancari. La calma è stata ristabilita solo sul finale di seduta, con gli indici europei scesi meno dell’1% (0,46% Milano), con la sola eccezione di Madrid (-1,80%) dopo che Bruxelles ha definito «spazzatura» le voci riguardanti il paracadute europeo e il Portogallo ha smentito di essere sotto schiaffo.
Ma le paure restano. «La crisi mette in forse la conquista della moneta unica», ha detto ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha parlato di euro «in pericolo senza coesione nell’Ue». Il compito di Bruxelles è quello di impedire che un Portogallo nel mirino della speculazione possa trascinare con sè la Spagna. In quel caso, sarebbe molto difficile non considerare il raddoppio della capacità del fondo salva-Stati.
Per ora, l’approvazione da parte del Parlamento portoghese della manovra finanziaria anti-deficit ha parzialmente rassicurato i mercati. Anche se si tratta di una vera e propria cura da lacrime e sangue (tra le misure previste il taglio dei salari dei dipendenti pubblici e l’aumento dell’Iva di due punti al 23%), necessaria per riportare il rapporto disavanzo-Pil dal 7,3% al 4,6% in un anno. Resta tuttavia la forte nota di preoccupazione espressa dai nuovi record dei cds: il rischio default della Spagna è salito a 320,5 punti e quello del Portogallo a 507,5 punti, ma ben più accese rimangono le spie d’allarme su Irlanda (599,5) e Grecia (988). Certo non giova a Dublino il taglio deciso ieri da Standard & Poor’s del rating della Anglo-Irish Bank a junk (spazzatura) e il declassamento degli altri due maggiori istituti dell’ex tigre celtica Bank of Ireland e Allied Irish. Due giorni fa la scure di S&P era calata sul debito irlandese. Domani il piano di salvataggio dell’Irlanda potrebbe ricevere il sì dell’Eurogruppo, ma resta ancora da sciogliere il nodo sulla tassazione agevolata (12,5%) che riguarda gli utili d’impresa. Alcuni colossi Usa come Pfizer, Intel e Microsoft con attività sull’isola verde, hanno lanciato ieri un monito a Dublino: anche un aumento minimo dell’aliquota renderebbe meno allettanti gli investimenti.