Madrid, per quell’aereo due stop in due giorni

Giallo sulla causa della sciagura. Gli esperti: &quot;Può essere solo il blocco del reattore&quot;. L'ipotesi di un errore del pilota. Tra le vittime anche <strong><a href="/a.pic1?ID=284805" target="_blank">Domenico Riso</a></strong>, lo steward italiano

Si è trattato di un incidente. Nel mare di informazioni ufficiali, testimonianze e voci incontrollate che ha sommerso nelle ultime ore l’aeroporto Barajas, questo è uno dei pochi punti fissi: non c’entrano i terroristi. Le certezze finiscono qui. La dinamica dell’incidente che è costato la vita di 153 persone è ancora tutta da chiarire; e secondo gli esperti, finché le scatole nere dell’MD-82 della Spanair non saranno esaminate, i misteri del volo JKK-5022 da Madrid a Las Palmas resteranno senza risposta.

I fatti: alle 13.05 di mercoledì l’aereo è in pista e sta rullando per il decollo. Il comandante Antonio Luna decide di rientrare dopo aver rilevato un surriscaldamento a una presa d’aria. La compagnia ha assicurato che prima del secondo tentativo di decollo il problema era stato «affrontato e risolto», e che non era stata rilevata «alcuna anomalia». La Spanair versa in cattive acque e sta affrontando un piano di tagli che prevede il licenziamento di 1100 lavoratori, tra i quali 100 piloti. Da più parti è stato sollevato il dubbio che la situazione critica aziendale possa aver avuto un ruolo nella dinamica della tragedia. Il vice-direttore generale della compagnia, Javier Mendoza, ha dichiarato che quando il velivolo ha provato il secondo decollo il problema era stato isolato e non comportava pericoli per la sicurezza. Resta il fatto che però nei giorni precedenti erano stati cancellati per problemi tecnici due voli dello stesso apparecchio. Comunque quando alle 14.36 il Mc Donnel Douglas, ricevuto l’ok dai tecnici, ritorna in pista, qualcosa non funziona a dovere.

L’apparecchio inizia la fase di decollo e il carrello anteriore si stacca da terra (non è chiaro se anche il carrello posteriore si sia sollevato) quando un esplosione coinvolge il motore di sinistra, che prende fuoco. L’aereo prende quota sbandando verso destra, raggiunge i 50metri di altitudine, poi inizia una discesa anomala - «è caduto ondeggiando come una foglia» riportano diversi testimoni - e si schianta in un terreno tra due piste. La carlinga si tronca in due parti e le fiamme avvolgono tutto.

Qualcosa non torna: secondo gli esperti, l’improvvisa perdita di propulsione dal lato sinistro avrebbe dovuto far deviare l’apparecchio verso sinistra, non a destra; senza contare che i McDonnell Douglas sono progettati per decollare anche con un solo motore. Ma è sugli istanti successivi al raggiungimento della velocità V1 - il cosiddetto «punto di non ritorno», oltre il quale è obbligatorio decollare - che si focalizza l’attenzione degli esperti. Due sostanzialmente le ipotesi: o al momento del decollo si sono verificati danni tali da rendere l’aereo ingovernabile, oppure il pilota ha mancato nell’attuare le manovre di protocollo in caso di incendio di uno dei motori. Nel primo caso il motore potrebbe essersi staccato e, nel cadere, aver colpito la coda. Il distacco del motore potrebbe quindi aver troncato i tubi dei comandi idraulici, rendendo l’aereo completamente ingovernabile. Tuttavia, se fosse avvenuto questo, il motore dovrebbe trovarsi piuttosto lontano dai rottami dell’aereo; ma l’analisi della disposizione dei rottami nega questa ipotesi. Nel secondo caso si parla del classico «errore umano»: il pilota non avrebbe saputo gestire la situazione, forse preso dal panico, e non avrebbe attuato le procedure standard, che prevedono che si isoli il motore in fiamme. Ma questa ipotesi cozza con le dichiarazioni dei colleghi di Manera, che descrivo l’uomo come un comandante esperto, da oltre dieci anni in servizio sugli MD, sui quali aveva accumulato oltre 7mila ore di volo.