Maestra morde bimbo: denunciata e sospesa

La docente l’ha punito così perché il piccolo, di due anni e mezzo, aveva «azzannato» una compagna

da Reggio Emilia

Voleva dargli una lezione, fargli sentire il male che fa un morso al braccio. È quasi mezzogiorno di giovedì 17 maggio, siamo nell'asilo nido comunale «Peter Pan», in Piazza della Terra, a San Martino in Rio, nella Bassa Reggiana. Un'insegnante di 32 anni, di Campogalliano, provincia di Modena, morsica all'avambraccio un bimbo di appena due anni e mezzo. Le colleghe avvertono immediatamente l'ufficio scuola del Municipio e il sindaco del paese, Oreste Zurlini, il giorno dopo decreta la sospensione della maestra dal servizio. Il bambino viene portato al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria Nuova, di Reggio, dove i medici stilano il referto con una settimana di prognosi. Non ha perso un solo giorno di scuola, subito il venerdì si è ripresentato in classe, certo adesso quando un adulto gli si avvicina resta un po' interdetto, ha un pizzico di paura.
La maestra era stata assunta a tempo determinato, in sostituzione di un'insegnante in maternità, due giorni dopo ha presentato la lettera di dimissioni. La famiglia del bambino ha presentato una denuncia per lesioni: l'episodio è trapelato soltanto ieri, proprio dopo la querela.
Il piccolo era stato ripreso dalla maestra perché pochi minuti prima aveva proprio morso al braccio una coetanea compagna di classe. L'insegnante se n'è accorta tardi, si è spazientita e si è fatta prendere da un vero e proprio raptus. Ha preso il braccio del bimbo e lo ha morso: «Senti che male fa?».
Sul momento la maestra d'asilo non si è resa conto di avere commesso una sciocchezza, solo in un secondo tempo ha capito di averla fatta grossa. Il reato ipotizzato dai carabinieri è abuso dei mezzi di correzione, a inchiodarla c'è la testimonianza di un'altra insegnante, che ha visto ma non ha fatto in tempo a intervenire. «Ma cosa ti salta in mente», le ha urlato.
«Le colleghe - spiega il sindaco Zurlini - hanno avvertito immediatamente il caposervizio scolastico, il quale ha riferito all'assessore e poi la comunicazione è stata fatta anche alla famiglia. L'insegnante ha riconosciuto l'errore e fatto pervenire le proprie scuse alla famiglia. Si è giustificata parlando di un periodo di forte stress, di problemi personali».
«Il fatto in sé è grave - commenta l'avvocato Liborio Cataliotti, già coordinatore provinciale di Forza Italia, al quale si è rivolta la famiglia -, anche per il contesto sociale in cui è maturato». I genitori si costituiranno parte civile e chiederanno un risarcimento.