Maestra partorisce di nascosto e strangola il suo neonato

L’angoscia e i sensi di colpa per tre lunghissimi mesi. E poi sono iniziati gli incubi. Quei miagolii soffocati arrivavano da quel fagottino lasciato lì in corridoio. E così il 25 settembre lei, una badante polacca, ha smesso di avere paura e si è presentata dai carabinieri per denunciare quello che aveva visto. Un racconto così orrendo e allucinante che anche per gli inquirenti all’inizio non volevano crederci. Eppure le indagini hanno confermato tutta l’atrocità di quella storia disperata. Francesca Bolzoni Giovannoni, 41 anni, la maestra che tutte le mamme apprezzavano, la nipote della famosa artista Ines Fedrizzi, un mito dell’arte di Trento, è un insospettabile mostro. La brava ragazza che tutta la città ammira, cresciuta in una famiglia borghese, in una casa aperta ad artisti di tutto il mondo, è in realtà un’infanticida arrestata con l’accusa di aver soffocato il suo bambino appena nato. La sera del 26 giugno Francesca è a cena con il suo compagno, il padre, il nonno e il loro medico di famiglia e stanno festeggiando. Ad un certo punto Francesca chiede scusa e si alza. Va in bagno, si sente un lamento. Nessuno ci fa caso. Francesca torna a tavola e continua la cena. In corridoio resta un fagotto. È la badante che racconta: «Mi sono avvicinata e da quello straccio è uscito come un miagolio. Non ho fatto in tempo a guardare dentro. Lei mi ha raggiunto, lo ha preso e mi ha detto: meglio che muoia questa creatura. Lo ha afferrato stretto e lo ha strattonato, poi è uscita». Quando sono tornata in sala da pranzo ho sentito il padre di Francesca dire al nonno: «Non è un gatto, ma è un bambino quello che c’è nel fagotto». Quella frase mi ha choccato. Sono stata male. La testa mi girava. Mi hanno detto di non dire niente». Tre mesi dopo la badante non ha più potuto tenere il segreto. L’orrore si è scoperchiato su quella casa così borghese e così per bene. Secondo le prime indagini sembra che nessuno della famiglia si fosse accorto della gravidanza di Francesca. Una donna apparentemente equilibrata. Con un compagno che ora dice. «No, certo io non mi sono accorto di nulla, ma certo se lo avessi saputo non sarebbe andata a finire così. Io lo avrei voluto quel bambino». Eppure quel fagotto sembra essersi dissolto nel nulla. I carabinieri non sono riusciti a trovare il corpicino del neonato. Partorito in fretta, una notte d’estate in un bagno di una casa borghese.
(Ha collaborato Marica Viganò)