Maestri del disegno arruolati contro l’idiozia

La mostra Il trionfo dell’idiozia, aperta fino al 23 settembre nella Sala dell’Apollo di Castel Sant’Angelo, è dedicata a Francisco Goya (1746-1828), Honoré Daumier (1808-1879) e George Grosz (1893-1959). Tre maestri dell’incisione diversi per epoca, nazionalità e stile, ma simili come testimoni di «pregiudizi, follie e banalità» dell’esistenza umana e accomunati da una straordinaria abilità tecnica. La sezione più affascinante è quella di Goya. Vissuto a cavallo fra illuminismo e sensibilità romantica, Goya guarda con occhio impietoso e lucido la corruzione e l’arretratezza della Spagna del suo tempo. Ha 53 anni e una brillante carriera alle spalle quando pubblica nel 1799 le 80 incisioni all’acquaforte Capricci. Errori e orrori, bassezze e meschinità, vizi e menzogne dell’uomo, delle istituzioni e della società nel suo insieme di cui è simbolo Il sonno (o sogno) della ragione genera mostri. Il «Diario di Madrid» annuncia la vendita della serie per 320 reali. Subito ritirata dal mercato perché scandalosa. E l’artista è costretto a donare le copie e i rami al re Carlo IV. Ideale complemento dei Capricci è l’opera incompiuta Disparates (o Follie): 18 tavole di riflessioni sulla pazzia del vivere e delle istituzioni. Daumier, ammirato da Baudelaire, considerato il primo vignettista e l’equivalente figurativo della Comèdie humaine di Balzac, pubblicò sui giornali oltre 4mila litografie, dapprima di sferzante satira politica, poi dopo aver conosciuto le prigioni di Luigi Filippo, di satira di costume e quindi di critica alla politica estera. Ma in mostra ci sono quelle più neutre e parodistiche di Bagnanti, croce e delizia del nuoto, di Storia antica ispirate agli eroi omerici e Pastorali sugli agi della vita in campagna. Una trentina i disegni con tocchi di colore di Grosz che fustiga col suo «stile duro come il coltello» vizi e virtù. Assieme a un autoritratto a matita morbidamente pittorico e ad alcuni nudi alla Rubens, sono esposte le sue famose immagini deformate e graffianti. Le caricature di Hitler e Mussolini, il brulichio delle città e il campionario negativo dei cittadini della Repubblica di Weimar.