Maestri (e alunni) pronti al blitz in provveditorato

Promettono un’occupazione pacifica, ma «determinata». Il count down dei giorni, 3, dei minuti e secondi che mancano campeggia sul sito di Retescuole. Il blitz annunciato è previsto per il 27 maggio, mercoledì, quando le scuole di Milano e provincia occuperanno l’ufficio scolastico provinciale di via Ripamonti, ultima battaglia contro la riforma Gelmini. Hanno dato la propria adesione maestre di scuole elementari, insegnanti di medie e superiori, comitati di genitori. Non mancheranno i bambini. Ma ci saranno anche le sagome delle maestre che dal prossimo anno non insegneranno più a causa dei tagli. Le stanno preparando a scuola, di cartone a dimensione naturale. Verranno portate in Provveditorato. L’idea dell’occupazione fantasma è dei rappresentanti di Retescuole movimento che da mesi porta avanti la protesta anti-Gelmini. Numeri alla mano, la situazione per il prossimo anno scolastico sembra in alto mare. Nella provincia di Milano ci saranno 470 maestre in meno alla primaria, 400 docenti in meno alle superiori, ma il taglio maggiore si registrerà alle medie con un -900 insegnanti.
«Siamo stanchi di non essere ascoltati - dicono - abbiamo provato con la raccolta delle firme (28mila) e con le manifestazioni. Adesso proviamo ad occupare le stanze del potere. Questi tagli permetteranno una disarticolazione del tempo pieno, affolleranno le classi, peggioreranno la didattica». Dunque un’occupazione in segno di protesta, mentre le scuole hanno cominciato a tappezzare finestre e cancelli con striscioni e cartelli che indicano quante saranno le maestre in meno il prossimo anno scolastico: -1 in via Palmieri, in via San Mamete e così pure in via Romagna e via Pascal, -2 all’elementare in via Dal Verme. Un’occupazione al momento cartacea che non è piaciuta per nulla all’assessore ai lavori pubblici (edilizia scolastica compresa) Bruno Simini. «Invito i dirigenti scolastici a intervenire per rimuovere quei cartelli - ha detto l’assessore -. A prescindere da quello che si vuole comunicare, gli spazi pubblici non possono essere usati per manifestare un'opinione personale e di parte». «È un modo antidemocratico che guarda caso è utilizzato sempre e solo dalla sinistra - continua -. Stiamo riqualificando molte scuole e togliendo l’amianto da altre: dovremmo tappezzare gli istituti con i cartelli? La scuola è di tutti e va rispettata». Simini che per cinque anni è stato assessore all’Infanzia punta il dito anche contro il metodo: «I cartelli sono stati scritti come se a parlare fossero i bambini da “Ridateci le nostre maestre” a “Non è questa la scuola che vogliamo”. Un coinvolgimento strumentale che andrebbe sanzionato». Retescuole intanto spiega di voler «occupare il palazzo dove lavorano alacremente per tagliare la scuola». E di averlo annunciato con grande anticipo «così almeno potranno prepararsi per rispondere alle nostre domande. La prima: perché questi tagli nonostante la maggior parte dei genitori abbia scelto il tempo pieno per i propri figli? La seconda: che tipo di scuola troveremo a settembre, visto che il numero di iscritti è aumentato e i professori saranno meno?».
Retescuole ha chiesto ad ogni istituto di mandare una delegazione occupante. «Abbiamo chiesto ad ogni scuola di produrre una sagoma per ogni maestra che non ci sarà più per portarla il 27 maggio all’esecutore materiale della volontà gelminiana - si legge nel comunicato -. È un killer, che veda almeno le sue vittime. Questo significa dare dignità e valore a quella maestra in meno». Da qui l’invito: «Fabbricate la sagoma: fatelo in un'assemblea di genitori o coi bambini, non importa e portatela il giorno dell'occupazione». L’invito è stato accolto.